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Notizie > Attualità > 30 Marzo 2015

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Pubblico delle grandi occasioni per l'incontro “Trieste città europea: la via per crescere”

Il palazzo municipale di Trieste

Trieste (TS) - Un'affollata platea - di fatto con il “tutto esaurito” delle grandi occasioni - ha caratterizzato oggi al Teatro “Verdi” la mattinata di riflessione su “Trieste città europea: la via per crescere”, organizzata dal Comune di Trieste e che ha visto protagonisti sul palco, oltre al Sindaco Roberto Cosolini, ospiti d'eccezione come Gabriele Galateri di Genola presidente di Assicurazioni Generali, Tomaso Tommasi di Vignano presidente di Hera SpA, Zeno D'Agostino commissario dell’Autorità Portuale di Trieste, Carlo Merli amministratore delegato di APM Terminals Italia (Gruppo Maersk), Sergio Razeto presidente di Confindustria Venezia Giulia, Barbara Franchin ideatrice e direttrice di ITS (International Talents Support), Erica Mastrociani presidente dell'ITIS-Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, Michele Balbi fondatore di Teorema Group, Lorenzo Vidoni direttore dell'Hotel Victoria di Trieste, nonché, in veste di “moderatori”, il direttore de “Il Piccolo” Paolo Possamai e il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, mentre l’intervento di chiusura è stato svolto dal Vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello.
Numerose in sala anche le Autorità cittadine tra le quali il Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il Rettore dell’Ateneo Maurizio Fermeglia, l’Assessore regionale alle Finanze Francesco Peroni, il senatore Francesco Russo, la senatrice Tamara Blazina, esponenti politici e operatori economici a tutti i livelli e, naturalmente, numerosi consiglieri comunali e la Giunta Municipale al completo.

Nel suo intervento introduttivo – e dopo che era scorsa su uno schermo una nutrita serie di interventi registrati di personalità a livello nazionale, operanti al più alto livello nei settori della scienza, della cultura, dell’industria, del turismo e dell’alimentazione di alta qualità, tutti per dichiararsi pronti a “scommettere” sulle rinnovate capacità di Trieste di assumere un ruolo di eccellenza in questo “angolo” strategico d’Europa - il Sindaco Cosolini ha subito focalizzato l'attenzione sulle “moderne ragioni per cui questa città può avere un futuro, le quali ci parlano innanzitutto di cultura, di ricerca, tecnologie, innovazione e turismo, tutte sul filo basilare della dimensione internazionale.” Ma in proposito – ha detto – è di fondamentale importanza porci prima alcune domande e fare una riflessione – come l’odierna - sul nostro futuro e sulle nostre concrete capacità di davvero “metterlo in movimento” e in quale direzione, “certo consapevoli delle opportunità e degli strumenti che abbiamo, ma anche chiedendoci se la ‘Grande Trieste' del glorioso passato, caratterizzata allora da una enorme spinta innovativa, sia oggi solo un bellissimo ricordo – efficacemente rappresentato nella mostra in corso al Salone degli Incanti – o se dalla nostra storia possiamo invece cogliere un insegnamento e degli utili esempi che ci servano anche per l’oggi”. “E ancora riflettendo su quanto le chiusure di un passato più recente, fatto di muri e confini, e della mancanza di un territorio, anzi di territori, con cui relazionarsi, abbia influito negativamente; così come negativamente Trieste ha sofferto anche della convinzione - supportata da un ‘patto insano’ fra politica ed economia basato sull’assistenzialismo e su molti monopoli e privilegi, con ben poco mercato - che ci potesse essere benessere senza sviluppo, e senza i costi e i disagi dello sviluppo, al punto da ritrovarsi a nutrire una vera e propria allergia verso lo sviluppo, ampiamente condivisa in città, tanto da desiderare di incamminarsi verso un dolce, calmo declino… E’ da qui che nasce il “no se pol” !”
“Ma adesso Trieste ne sta finalmente uscendo – ha proseguito Cosolini nella sua ampia analisi -. La città ha reagito e negli ultimi anni hanno preso corpo nuove potenzialità, certo spesso meno "interessanti" e note dell'elenco delle perdite e delle chiusure quali quelle nel mondo del commercio, inevitabile effetto della crisi ma – e bisogna prenderne atto - anche di un cambio d'epoca che modifica profondamente gusti, modi e comportamenti dei consumatori. E proprio l’ambito del commercio ci offre un esempio di un certo tipo di ragionamenti ‘nostrani’: in tutto il mondo i negozi cambiano, perché per sua natura il commercio è tra i settori più mutevoli. Ma qui a Trieste, ancora, ciò viene vissuto da molti come la “fine di un'epoca”, senza invece percepire che una porta che si chiude ne apre un'altra!”
“Però è vero – ha continuato il Sindaco -: per ripartire abbiamo ‘scelto’ il momento forse più difficile, segnato da una crisi pesante, da incertezze, da comprensibile paura. Ma ciò che davvero conta è la forza a disposizione, la consapevolezza di possederla e la volontà di venirci fuori. In tal senso, se ci mettessimo per un attimo nei panni di un imprenditore, o di un lavoratore, o di un operatore pubblico italiano, di una delle aree del nostro Paese colpite dalla pesantissima crisi del nostro sistema produttivo, chiediamoci: cosa vorrebbe avere lui attorno per poter ripartire? Forse, magari, un luogo con una dimensione internazionale e con la possibilità di sfruttare quest’utile opportunità per operazioni di sviluppo in più campi ? Forse, poi, un sistema formativo e di conoscenza di alto profilo, e magari anche un sistema di buoni servizi e di alta qualità della vita, un welfare invidiabile, una storia e cultura di altissimo interesse e, in più, pure una risorsa straordinaria e molteplice come il mare? Ebbene Trieste è tutto ciò, e tutto questo noi l’abbiamo! E perciò da qui si può sicuramente ripartire, purchè si scelga però di volere e di incoraggiare gli investimenti, e di dare spazio e opportunità a talento, creatività e dinamismo! In queste condizioni dobbiamo quindi dire, senza andare a cercare alibi o ‘colpevoli’ fuori zona, che il nostro futuro non dipende dagli altri ma in primo luogo e soprattutto da noi!”
“E non si tratta di indulgere adesso a visioni edulcorate di ottimismo ad oltranza. Però possiamo prendere atto che alcuni incoraggianti segni ci sono per davvero: sono i 170 milioni di Euro per lo sviluppo e il risanamento di Servola e l’impegno di Arvedi, i 120 milioni per il nuovo centro commerciale e dei congressi al Silos, l’arrivo di Farinetti con il suo prossimo attrattivo ‘punto’ di Eataly in progetto all’ex Magazzino Vini sulle Rive, le nuove iniziative e investimenti che si profilano per il commercio e il turismo basate sui più che confortanti e crescenti dati sui flussi turistici, la presenza attiva e i successi della scienza e dell’intero “Sistema Trieste” di alti studi, centri di ricerca e Università, il riuso e ritorno a nuova vita di importanti e pregiati ‘contenitori’ cittadini come l’Ospedale Militare o di intere vaste aree come il Porto Vecchio, “impresa” che fino a ieri pareva impossibile; e poi, naturalmente, gli essenziali sviluppi “in fieri” al Porto dopo l’arrivo di una nuova guida nella persona di Zeno D'Agostino. Porto che mantiene tutta la sua potenzialità invidiabile, derivante dal suo essere privilegiato snodo di traffici tra Far East; Mediterraneo orientale ed Europa centrale, dotato di una buona situazione ferroviaria che però va certamente migliorata affinché lo scalo internazionale di Trieste risulti a tutti gli effetti pienamente “strategico” come ha ben detto di considerarlo la Governatrice Serracchiani.”
“Mi permetto di ritenere che a tutto questo rimettersi in movimento di molte situazioni da tempo bloccate – ha quindi sottolineato Cosolini - abbiamo dato e stiamo dando un significativo contributo come Governo della Città, insieme e in collaborazione con le altre istituzioni locali. Ricordo – ha rimarcato - che fra gli impegni iniziali di questa Amministrazione c'erano proprio, e in primo piano, una svolta per il Porto, la sdemanializzazione e lo sblocco del Porto Vecchio, la Ferriera. Nessuno può negare l'evidenza di quanto svolto!”
“E ancora – prosegue il Sindaco – pur nel contesto di anni estremamente difficili, segnati dal peso della crisi, dal conseguente calo di risorse, dai vincoli del Patto di Stabilità, abbiamo dato alla città rilevanti strumenti di modernizzazione quali sono – e saranno, per i loro effetti e sviluppi futuri – il nuovo Piano Regolatore, il Piano del Traffico, il Paes (Piano d’Azione per l’Energia sostenibile), importanti nuovi Regolamenti come quello del Suolo pubblico, operando anche per rendere questa città più “smart” e dotata di adeguate nuove tecnologie cominciando dai servizi al cittadino. Abbiamo varato un piano di opere pubbliche per 50 milioni, nonostante il Patto e per sostenere il comparto edilizio in difficoltà, abbiamo ripreso e “ritessuto” le relazioni internazionali, in particolare con quella parte dell’Europa centro-orientale che è fondamentale riferimento per il ruolo di Trieste.”
“In tutto questo – ha infine affermato Cosolini, avviandosi alla conclusione -, specialmente in taluni momenti che potevano indurre a un senso di pessimismo e di rassegnazione, con il rischio di non vedere il ‘filo’ che doveva legare le tante azioni e le diverse scelte, un’idea di fondo ci ha alla fine sempre sostenuto, ispirando il nostro lavoro e indicando la direzione di marcia; la stessa idea che da sempre ha motivato i giusti investimenti e le più giuste scelte di Trieste: ovvero che questa è, fondamentalmente, una Città Europea, una città internazionale di relazioni e di scambi; e oggi – come spesso mi trovo ad affermare – “la più europea delle città italiane”!”
“Certo manca ancora qualche treno o qualche aereo, ma non siamo più un’isola, chiusa in una dimensione locale. E la giusta “via per crescere”, quella appunto di "Trieste Città Europea" prevede una doppia lettura: “Trieste cresce stando in Europa”, ma anche “Trieste è una porta d'Europa” e offre questo valore e questa opportunità a chi vuole crescere con noi!”
“In tal senso riteniamo che il nostro Porto “estero per estero”, un vero porto d'Europa, sia come tale fondamentale per l'Italia. Così come crediamo che Trieste possa essere capitale della Regione non solo in senso formale ma sostanziale, in termini di servizi avanzati, capacità attrattiva, prospettive di sviluppo. E parimenti riteniamo che anche l'integrazione di un'area di interessi, servizi, infrastrutture e relazioni con il territorio circostante, corrispondente a un’idea di Città Metropolitana, sarebbe bene venisse formalmente prevista, anche sul piano istituzionale finora negato, stante che nei fatti concreti già sussiste e sempre più in effetti sarà lungo un arco di rapporti e connessioni che ormai si sviluppano da Ronchi fino alle località dell'Istria con le quali da tempo vi sono proficui legami.”
“E lo stesso Porto Vecchio, storicamente Porto di una parte importante dell'Europa, oggi potrà e dovrà venir ri-visto e ri-progettato come la nuova “Porta sul Mare” di quella stessa area d’Europa che qui potrà ritrovare storia e radici. Una “Porta sul Mare”, tra l’altro, che non solo andrà a integrarsi, naturalmente, con la parte restante della Città, ma che si potrà porre in relazione anche con quell’ambito “metropolitano” più ampio di cui sopra, nel momento in cui si doterà di tutta una serie di nuovi servizi e insediamenti.”
“Sarà questa forse la più forte scommessa – assieme allo sviluppo del Porto Nuovo – giocata sull'attrattività di questa città e sulla sua reale capacità di voler crescere! Insieme all’ormai definita intesa sulla sdemanializzazione e, a breve, a quella sullo spostamento del Punto franco, sarà l’operazione più complessa e straordinaria per il futuro di Trieste mai compiuta in quest’epoca.”

“Però – ed ecco dunque la finale conclusione e l’”appello” del Sindaco Cosolini a tutti i presenti e indirettamente a tutti i cittadini – non basta “dirlo”. Trieste era “Grande” perchè allora forniva realmente servizi avanzati e innovazione a una comunità molto più ampia e a un territorio vasto. Oggi non ci sono più rendite, non ce le riconosce nessuno. Bisogna farlo e basta. Ne abbiamo la vocazione, l'intelligenza, le competenze, e serve una spinta per uscire dall'immobilismo. Da quello delle decisioni siamo appena usciti. Ora bisogna uscire anche dall'immobilismo ancora sussistente come residuo atteggiamento mentale prevalente. Certo – può essere questo il pensiero “bloccante” – in fin dei conti si sta ancora bene a Trieste, e la qualità dei servizi e del welfare è molto buona. Ma è giunto invece il momento di guardare di più, tutti, al bene futuro, e creare opportunità, premiando il talento e il dinamismo. Si sta bene, lo dicono tutti, ma attenzione, anche questo patrimonio di benessere durerà se sapremo attrezzare la città a svolgere un ruolo concreto verso uno sviluppo che sia contrassegnato dalla qualità della vita e dalla “sostenibilità” ma anche da una necessaria crescita dimensionale (e anche per questa saranno fondamentali i nuovi spazi del Porto Vecchio); dalla partecipazione dei cittadini al bene comune ma anche dal riconoscimento del merito; e dalla vivacità e disponibilità a una nuova “apertura” da parte di una città che sappia recuperare questi valori dalla sua antica, grande Storia.
Per riuscirci dobbiamo però smettere un po’ di “sentirci” speciali e cominciare invece nuovamente a “esserlo” !”
“Nessuno intende negare le difficoltà e i problemi, eppure ci sono a Trieste già tanti luminosi esempi di questa volontà e di questa determinazione, tante storie positive, nell'impresa, nei servizi, nel welfare, nella ricerca, nell’arte e nella cultura, che creano valore e sono altrettanti motori per costruire una più forte storia nostra di comunità. Ci sono tanti talenti e capacità, sorti a Trieste e che qui vogliono rimanere, e che noi tutti dobbiamo volere che qui rimangano e che crescano. E oggi ne presenteremo alcune testimonianze…”

E’ quindi seguita, come da programma, la fase di conoscenza e approfondimento dedicata ai protagonisti dello sviluppo, sia a livello di grandi imprese ed Enti strategici sia a quello delle iniziative di successo più particolari e operanti in settori specifici.
Fase organizzata con due successivi “colloqui” a più voci, il primo dei quali è stato condotto dal direttore del “Il Piccolo” Paolo Possamai e ha visto gli interventi, nell’ordine, del presidente delle Generali Gabriele Galateri di Genola, del commissario dell’Autorità Portuale Zeno D'Agostino, del presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto, del presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano e dell’amministratore delegato di APM Terminals Italia Carlo Merli.

Il presidente di Generali, Galateri di Genola, dopo aver ricordato i ben 5000 ricercatori gravitanti sulle realtà scientifiche triestine, con un rapporto “scienziati-popolazione” fra i più alti in assoluto, ma osservando che “le eccellenze da sole non bastano”, ha posto l'accento sulla necessità di creare maggiori sinergie e collegamenti tra i diversi centri di ricerca di alto livello, unico metodo questo per stimolare anche la crescita di un “indotto” di imprese collegate, uffici, agenzie di pubblicità ecc. favorendo il formarsi di un “humus” di realtà circostanti anche industriali, e così giungendo ad “allargare” e diffondere a un più ampio livello internazionale la notorietà di queste nostre preziose realtà.
In un secondo intervento, lo stesso Galateri ha affermato che “Generali resterà a Trieste. E non solo per le pur importanti radici storiche dell’Azienda. Non a caso abbiamo scelto proprio Trieste – dove comunque contiamo 2300 dipendenti - per realizzarvi il nostro nuovo Centro di alta Formazione per dirigenti e “leader” internazionali del Gruppo, in collaborazione con la locale Università. Una novità da non sottovalutare per il suo vasto impatto e che contribuirà anch’essa a portare il nome di Trieste in tutto il mondo. Alla città serve però – ha concluso Galateri – una sorta di “detonatore” in grado di rilanciarla quale centro fondamentale del ‘sistema Italia’ e del Centro Europa. Qualcosa che dia una spinta analoga a quanto avvenuto per Torino con le Olimpiadi o sta avvenendo con l’Expo per Milano.”

“Qui a Trieste – e questo è molto positivo - le progettualità vedono un apporto del privato più alto che da altri parti - ha poi osservato dal canto suo Zeno D'Agostino, da un mese commissario del Porto -. Ma se per qualsiasi situazione il primo problema è “chi decide” dove si vuole andare, per realtà come i Porti italiani, di dimensioni notoriamente minori rispetto ai grandi scali mondiali, il ruolo del “pubblico” resta ancora molto importante. Altrettanto importante sarà naturalmente la nostra capacità di attrarre investimenti. Ma con quale strategia? Anche guardando agli altri 'competitori', si evidenzia l’utilità di creare un “modello Trieste” dove la logistica – e non solo l’attività portuale in quanto tale – “fa” lo sviluppo del Porto, generando tra l’altro ulteriore occupazione.”
Su problemi e prospettive, alla domanda di Possamai, D'Agostino ha risposto: “Beh, intanto il primo problema che mi sono subito trovato addosso è il “ritorno” del Rigassificatore! Vediamo… Le altre partite aperte sono, come noto, il Porto Vecchio, il Piano Regolatore Portuale – saremo questa settimana al Ministero a lavorare per la sua approvazione – e tutte le altre infrastrutture previste, a cominciare dalla Piattaforma logistica. Mettendo assieme tutte le realizzazioni necessarie saremo vicini al miliardo di Euro”.

Il presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto, dopo aver illustrato la situazione di “un comparto industriale cittadino di consistenza relativamente scarsa, con una presenza di appena il 10% rispetto al complesso delle attività economiche e con aziende per lo più molto piccole (per il 93% non contano più dieci dipendenti), ma che tuttavia è riuscito a “tenere” abbastanza di fronte all’impatto della crisi”, e comunque sottolineando “il bisogno di maggior aggregazione, come fatto o si intende fare con il Distretto del Caffè e con quello Biomedicale”, ha quindi rimarcato come, specialmente in questo quadro, la tenuta della Ferriera rappresenti un elemento di forza importante. “Lasciamo lavorare Arvedi che sta investendo 8 miliardi di Euro per eliminare le emissioni della cokeria”, ha detto Razeto.
“Ma dove collocare le nuove aziende che chiedono spazi?” si è poi interrogato il presidente degli industriali, lamentando come il SIN (il “Sito di interesse nazionale” da bonificare) sia “purtroppo ancora bloccato, bloccando di conseguenza anche la necessaria “revisione” dell’EZIT e 25 milioni di Euro!”.
“Porto Nuovo e riuso del Porto Vecchio sono comunque i due punti principali dove concentrare gli sforzi. Anche perchè il Porto, alla fine, è l'unica vera ‘azienda’ che rimarrà nel tempo e sarà sempre la migliore, poiché la Geografia non cambia!”, ha rimarcato Razeto concludendo un intervento davvero appassionato, “da genovese – ha detto - che si è però innamorato di Trieste e che da Trieste è stato totalmente e definitivamente ‘adottato’”.

Dal canto suo Tomaso Tommasi di Vignano ha specificato come “entrando nel Friuli Venezia Giulia il 1° gennaio 2013, in due anni Hera ha investito su Trieste 50 milioni di Euro, destinando, fino al 2018, ulteriori 150 milioni. E ciò per alcuni investimenti particolarmente significativi: in primo luogo per un depuratore di Servola che sia finalmente di livello avanzato, poi per il rinnovo delle reti gas, dove vi è ancora troppa “ghisa grigia”, e per il potenziamento complessivo della rete degli acquedotti. Inoltre stiamo puntando su un forte impegno nell’innovazione tecnologica, ad esempio con l'installazione di un primo gruppo di colonnine per l’alimentazione delle auto elettriche, nonché sviluppando la telegestione della rete elettrica. Un impegno specifico viene dedicato all'ambiente, in particolare prevedendo un intervento “sostanzioso” per un’ulteriore riduzione dell’impatto del termovalorizzatore.”
“Più in generale – ha concluso Tommasi – ritengo che Trieste stia dimostrando di non essersi ripiegata su se stessa e credo anzi che possa svolgere un ruolo non più isolato, ma anzi di esempio e di stimolo per altre realtà”.

Il ruolo di Trieste quale “porta di un mercato ampio che dall'Alto Adriatico va al di là delle Alpi fino alle aree dell’Europa Centrale e Orientale” è stato infine sottolineato dall’amministratore delegato di APM Terminals Carlo Merli che ha in proposito messo in luce l’ottima accessibilità del nostro Porto e le buone infrastrutture materiali di cui dispone “che con minimi interventi potrebbero ulteriormente e di molto migliorare; e ciò ben diversamente rispetto alle somme nemmeno paragonabili che sarebbero invece necessarie per rendere adeguati e competitivi altri porti italiani.”
“Qui certamente – ha osservato – va migliorata l’organizzazione delle manovre ferroviarie interne al Porto e andrebbe creato un “network” che favorisca la maggior competitività degli operatori, ma, nel complesso, la possibilità di offrire un buon servizio, anche alternativo ai porti d'Europa, c’è!”
E alla domanda se fosse ipotizzabile un interesse del Gruppo Maersk per un eventuale terminale triestino quale base per le operazioni del colosso mondiale, Merli ha risposto favorevolmente!
“Notazione” finale: “Non ha invece alcun senso il progetto per un porto off-shore di Venezia, un’operazione anche economicamente sbagliata!”

Molti poi gli spunti e le positive “suggestioni” anche nel secondo gruppo dei “colloqui”, stavolta diretto dal giornalista Aldo Cazzullo che ha introdotto ricordando la particolarità che rende Trieste “unica”: quella di essere “l’unica – appunto – città della Mitteleuropa sul mare”.

In questa seconda “tavola rotonda” si è “presentata” per prima Barbara Franchin di ITS (International Talents Support) per annunciare come “oggi le tre tappe italiane più frequentate dai designer internazionali di moda siano Milano, Firenze e Trieste, e ciò anche grazie al grande movimento di comunicazione e di stampa mondiale che si concentra attorno a ITS, in particolare in occasione del nostro principale evento annuale.”
“Trieste oggi ha davvero delle nuove chanches – ha detto la Franchin – ma serve soprattutto una nuova mentalità, per saper lavorare assieme, superando le divisioni sia territoriali (ad esempio nell’ambito della stessa Regione) che politiche.”

Erica Mastrociani, presidente dell'ITIS, ha invece ricordato come “Trieste sia oggi la città con la più alta percentuale di anziani, non in Italia o in Europa ma al mondo! Ma questo fatto – ha detto - non va pensato come un elemento negativo o solo come un costo. Al contrario, in una città dove l’impegno sociale e l’assistenza sono da sempre a livelli d’avanguardia, questa può essere anche una grande opportunità, l’occasione per diventare il laboratorio culturale per un nuovo welfare, conosciuto e frequentato a livello mondiale in quanto il tema è di ampio interesse internazionale. Un po’ come fu nel caso della psichiatria ai tempi dell’esperienza di Basaglia.”
“Un laboratorio dunque – ha proseguito la Mastrociani – non solo teorico ma anche produttivo in termini di ricerca, investimenti e nuovi servizi per tutta la città. A questi sviluppi l’ITIS, assieme agli altri Enti competenti del territorio (Comune, ASS, Provincia), sta già dando i suoi primi “contributi”, attuando “condomini solidali”, residenze per anziani autosufficienti e altri modelli innovativi di convivenza, oltre al progetto specifico per un nuovo “teatro dedicato”, luogo anch’esso prezioso per la ricostruzione di legami relazionali importanti. Insomma – ha concluso – anche la “Trieste anziana” si presenta in realtà ricca di nuove possibilità e interessanti proposte, attuabili e pienamente ‘comprensibili’ per la mentalità e nello spirito di quella “piccola metropoli” assolutamente non provinciale che Trieste è !”

Infine, Lorenzo Vidoni dell'Hotel Victoria “un albergo letterario sempre più apprezzato – ha spiegato – dai turisti, con le sue stanze disseminate di libri”, per sostenere che “serve una rete più forte fra albergatori, ristoratori e servizi vari di accoglienza” e Michele Balbi della società “Teorema”, operante in Area Science Park in stretti rapporti con Microsoft e con circa 100 dipendenti “schierati” in 25 Paesi del mondo, che non ha mancato di sottolineare come su 1000 triestini ben 63 si occupino di ricerca, laddove la media italiana è di 6 su 1000 ! “Un dato questo – ha detto Balbi – che probabilmente noi stessi conosciamo poco e che ci dovrebbe invece far riflettere sulla necessità di ulteriormente valorizzare e ‘organizzare’ la scienza come forza trainante di questa città”.

Le conclusioni di questa non breve e piuttosto nutrita “assemblea di approfondimento” su presente e futuro di Trieste sono state tratte nell’intervento, molto puntuale e articolato, del Vicepresidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello.
In sintesi – ha detto Bolzonello – “Trieste non può venir considerata solo come capoluogo ‘burocratico’ della Regione, ma è anche ben altro, con almeno tre ‘dimensioni’ da considerare: una ‘propria’ certamente peculiare e locale ma nel contempo europea (che anzi contiene in sé, per storia e stratificazioni culturali, un insieme straordinario di peculiarità diverse); una poi altrettanto certamente ‘regionale’; inoltre una prettamente di livello nazionale, forse non sufficientemente sottolineata, ma che ci dice che invece Trieste è a tutti gli effetti una delle grandi città d’Italia e come tale va ritenuta e trattata.”
“Stante questo ‘quadro’, le grandi opportunità sono almeno quattro: finanza, ricerca, industria e turismo, le quali, associate, rendono Trieste un centro propulsore di reale sviluppo, ben più ampio di una dimensione locale. Trieste, non vi sono dubbi – ha affermato Bolzonello – è l’hub del Friuli Venezia Giulia, che consente a tutta la Regione di disporre di una ‘retroportualità’ ampia straordinaria!”
E riprendendo una precedente espressione del Sindaco Cosolini, Bolzonello ha proseguito: “Confermo che Trieste è una reale motrice, non un rimorchio; piuttosto un traino per l’intera Regione”.
“Per questo abbiamo dato a Trieste grande spazio anche nella Legge su ‘Bilancio – Impresa’, mentre su logistica e Porto ci stiamo impegnando moltissimo, e un ‘ragionamento’ altrettanto forte andrà fatto sulla completa ristrutturazione dell’EZIT. Parimenti stiamo investendo molto su “Trieste capitale turistica del FVG” e i numeri ‘stra-positivi’ (così letteralmente Bolzonello) già ottenuti rispetto al passato ci stanno dando ragione! E proprio per questo saranno ancora necessari dei miglioramenti su alcuni servizi e aspetti (ad esempio per un possibile adeguamento-ampliamento degli orari degli esercizi) che potrebbero consentire un ulteriore salto di qualità in questo settore.”
“Trieste oggi è già nel futuro e ha già tutto quello che serve per un forte sviluppo. Ma dobbiamo noi per primi ‘capirlo’ – ha concluso il Vicepresidente della Regione – e saper accompagnare questo processo con tutti gli strumenti necessari e più adeguati.”

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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