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Notizie > Attualità > 02 Dicembre 2014

"Francesco Drenig": ultimi giorni per visitare la mostra a Palazzo Gopcevich

DRENIG. Contatti italo-croati 1900-1950

Trieste (TS) - Sarà aperta fino a lunedì 8 dicembre compreso, con orario 10.00-17.00 e a ingresso libero, la mostra “DRENIG. Contatti italo-croati 1900-1950”, allestita presso la Sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevich.
Realizzata dal Muzej Grada Rijeke (Museo della Città di Fiume), la mostra è allestita a Trieste nel contesto della collaborazione tra il Museo fiumano ed i Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, in sinergia con la Comunità Croata di Trieste e grazie al contributo della Città di Fiume, della Società di Studi Fiumani (Roma), dell’Unione Italiana di Fiume e della Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali
Giovedì 4 dicembre alle ore 16.00 avrà luogo una visita guidata con Ervin Dubrovic, Direttore del Museo della Città di Fiume e curatore della mostra.

Fondatore delle prime riviste letterarie interbelliche fiumane e traduttore dei poeti croati in italiano, Francesco Drenig (Fiume, 1892 – Fabriano, 1950), che regolarmente faceva uso dello pseudonimo Bruno Neri, rappresentò una sorta di ponte tra la cultura italiana e quelle slave nella Fiume degli anni tra le due Guerre.
La sua produzione - poesie, traduzioni, recensioni, articoli di giornale, critiche d’arte e fotografie – ci rivela un uomo dall’animo straordinariamente aperto, distintosi per aver perseguito la missione del reciproco ravvicinamento tra la cultura italiana e quella croata.
Fondatore delle riviste La Fiumanella (1921) e Delta (1923-1925), sollecitò lo scambio culturale tra le riviste alle quali collaboravano diversi letterati e poeti italiani e nelle quali venivano presentati - al pubblico di cultura italiano - numerosi autori contemporanei jugoslavi, ungheresi, tedeschi, neogreci e rumeni.
Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Lipparini e Giuseppe Prezzolini non mancarono di elogiare tali riviste per la loro apertura internazionale, che ne faceva un punto d’incontro tra il mondo italiano e quello slavo.

Un suo amico di lunga data sosteneva che Drenig in realtà non era stato un ponte, bensì un’isola, poiché aveva costituito un caso isolato nella sua aspirazione di avvicinare delle culture limitrofe in quelle infelici circostanze storiche. Nonostante la sua partenza sia stata la dimostrazione di un’inconciliabile scissione tra gli italiani e i croati, diversi anni a seguire, suo figlio, Neri Drenig, incomincia a frequentare Fiume. Si appella con piacere come croatissimo italiano e un giorno vi porta il dipinto del Corso di Fiume, ereditato dal padre. Alla presenza dei rappresentanti del Municipio di Fiume e della Società di Studi Fiumani di Roma, lo regala al Museo Civico di Fiume.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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