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Notizie > Attualità > 29 Novembre 2014

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Al Magazzino delle Idee si apre la mostra “L’Europa in guerra. Tracce di un secolo breve”

Mario Sironi, "La sarabanda finale", 1918, tecnica mista su carta intelata

Trieste (TS) - Risultato di una ricerca e una rappresentazione fuori da ogni retorica, la mostra curata da Piero Del Giudice “L’Europa in guerra. Tracce di un secolo breve” – allestita da domenica 30 novembre fino al 28 febbraio a Trieste, Magazzino delle Idee, per poi essere ripresa a Trento tra il 28 marzo e il 30 maggio 2015 - attraverso linguaggi visivi molteplici (quadri ad olio piccoli e grandi, acquarelli, disegni, cicli di incisioni, filmati, fotografie, documenti inediti e scritture) - mette in scena tragedie e lutti della Grande guerra, movimenti e singole persone che alla guerra si oppongono, soldati e anche ufficiali che alla morte si ribellano, sovversioni e diserzioni, la sopravvivenza nelle trincee, le sterminate distese di morti.

Ragiona questa mostra - realizzata nell’ambito delle iniziative nazionali per il Centenario dalla Fondazione Museo Storico del Trentino con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Provincia di Trieste - sulle cause e sugli interessi che hanno scatenato il conflitto, sulle condizioni di assoggettamento di contadini e operai morti a milioni nella guerra mondiale (nella Grande guerra muoiono 9 milioni e mezzo di giovani, settecentomila sul fronte italiano, e milioni saranno gli invalidi) e dà conto delle ribellioni e dei tentativi di rivolta individuali, evidenti nell’ampia scelta di “lettere censurate” di soldati e famiglie di soldati o ufficiali, reperite nel fondo dell’Archivio Centrale di Stato a tutt’oggi inedite, esposte nella mostra e riprodotte nel catalogo. Qui leggiamo della vera guerra: la fame, i pidocchi, l’uccisione degli ufficiali che comandano l’attacco, lo sterminio dei soldati lanciati nell’attacco, le resurrezione di fratellanza tra trincee nemiche, gli stupri, le violenze.

La ricerca critica e la scelta delle opere selezionate – tra cui Otto Dix, George Grosz, Kathe Kollwitz, Fernand Leger, Mario Sironi, Giacomo Balla, Giulio Aristide Sartorio (presente in mostra con ben 11 tele), Italico Brass, Giuseppe Augusto Levis, Aldo Lugli, Arcangelo Salvarani, Giacomo Federico Quarenghi fino a Fortunato Depero, Giuseppe Scalarini (tra gli unici, veri oppositori della guerra con i suoi disegni sulle pagine dell’Avanti!, pubblicate sino all’intervento italiano e alla censura), Alberto Helios Gagliardo, Massimiliano Guala, Giovanni Antioco Mura e decine di altre presenze artistiche tra tele, tempere, disegni, acque-forti - indagano nello “schock” che questa guerra determina nell’arte accademica e “alta”, così come nei furori interventisti: al fronte, sotto lo schock della morte di massa e della guerra, i cosiddetti “pittori-soldato” cambiano radicalmente atteggiamento e pittura. È evidente la lacerazione, il taglio di coltello (di baionetta) che attraversa l’arte di quei decenni, il trauma subìto, la rottura che gli anni della guerra determinano nella coniugazione estetica.

La mostra apre un drammatico capitolo di “arte di guerra” e allarga il discorso alle espressioni e alle arti “basse” - di artigiani, contadini e operai di trincea - alzando sulle pareti vicino ai grandi artisti presenti, opere popolari quali ex-voto e oggetti che riproducono l’immaginario fantastico di quella George Grosz,1917, china e matita su cartareligiosità estrema, popolare e barbarica, a cui ricorrono sulla soglia della morte i soldati al fronte.


Apertura mostra: da domenica 30 novembre a sabato 28 febbraio.

Orari:
lun, mar, mer :9.30 – 13.30
gio: 9.30 – 17.00 ven: 15.30 – 19.30
sab, dom: 10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30

L’ingresso è libero.

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