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Notizie > Attualità > 22 Maggio 2014

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"Abitare la prossimità": giornata di studi ieri a Palazzo Gopcevich

Palazzo Gopcevich

Trieste (TS) - Organizzata attorno a un tema “unificante” quale “Abitare la prossimità. Quali spazi comuni per la città contemporanea? Riflessioni ed esperienze”, si è svolta ieri, alla Sala “Bazlen” di Palazzo Gopcevic, un’ampia giornata di studi che ha approfondito molteplici aspetti delle nuove modalità e delle molte problematiche dell’”abitare” nella città d’oggi, dall’integrazione sempre più necessaria e diffusa tra l’abitante “medio” e un numero crescente di “soggetti deboli” di vario tipo (dagli anziani alle persone con disabilità a quelle con difficoltà economiche) fino alla riscontrata utilità di organizzare innovativi spazi comuni “al di là e oltre l’alloggio” proprio per promuovere la maggior integrazione possibile, la reciproca conoscenza, il superamento delle solitudini; e ciò anche mediante il recupero e la riqualificazione ambientale degli spazi aperti – meglio se verdi – disponibili nei vari contesti.
Su questi temi si sono sviluppate circa dieci relazioni, prevalentemente di docenti universitari ed esperti di architettura e urbanistica degli atenei di Trieste – il cui Dipartimento di Ingegneria e Architettura ha organizzato il seminario in collaborazione con il Comune -, di Venezia e del Politecnico di Milano, “integrati” dalle esperienze di sociologi e di operatori del “privato sociale”.

I lavori sono stati aperti dagli Assessori comunali alle Politiche Sociali e alla Pianificazione urbana e Politiche per la casa.
Nel suo intervento, l’Assessore alle Politiche Sociali ha sottolineato il rilevante sforzo compiuto su più fronti negli ultimi anni dall’Amministrazione “in rete” con gli altri Enti e realtà aderenti al Piano di Zona del Comune di Trieste (ATER, A.S.S., associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali ecc.), innanzitutto allo scopo di collegare e coordinare tutte le competenze esistenti sul territorio, ma anche per raccogliere e mettere appunto “in rete” tutte le conoscenze e i dati disponibili presso ogni Ente, ponendoli anche a disposizione del neo-costituito Osservatorio stabile sulla situazione abitativa e giungendo così a disporre di un quadro dell’”emergenza casa” in città mai così completo e preciso. Quadro certamente non roseo che sta a “certificare” – ha spiegato l’Assessore – un disagio abitativo crescente, e non solo per la nota carenza di alloggi ma anche per il contemporaneo allargarsi di una “fascia grigia” di persone bisognose, più ampia e “sofferente” del consueto per gli effetti dell’attuale crisi economica, ed emblematicamente rappresentata dal dato per cui oggi sui 22 mila inquilini degli alloggi ATER di Trieste (tra l’altro corrispondenti a quasi il 10 % della popolazione totale) ben il 51% ha un reddito inferiore ai 10 mila Euro!
A fronte di tali situazioni – cui vanno aggiunte le altre problematiche sempre di natura “abitativa”, dai senza tetto ai rifugiati, ai colpiti da emergenze improvvise, ma senza dimenticare tutte le altre “emergenze” cui i Servizi Sociali si trovano a dover far fronte, dagli anziani, al sostegno ai disabili e ai “soggetti deboli” di varia natura - il Comune ha promosso e sta sviluppando tutta una serie di iniziative specifiche e “mirate”, operando come detto su più fronti, spesso attivando soluzioni ritenute d’avanguardia anche a livello internazionale, ma sempre nel segno sottolineato anche al Convegno odierno, cioè della massima integrazione possibile tra persone, spazi e funzioni di ogni area del territorio.
In tal senso, l’Assessore alle Politiche Sociali ha portato alcuni esempi di tale indirizzo operativo. Uno fra i più recenti è la sperimentazione in atto, con il c.d. “Progetto Helps”, nel Complesso ATER di Montebello-via Cumano dove, in presenza di un “mix” di inquilini certamente complesso composto da molti giovani (100 su 500 abitanti), persone prive di occupazione o sottooccupate, numerosi stranieri e diversi disabili necessitanti di supporti domotici, il Comune, assieme all’Azienda Sanitaria e alla stessa ATER, e con il supporto dei volontari della Fondazione “Luchetta, Ota, D’Angelo, Hrovatin”, sta puntando proprio sull’integrazione e sull’avvicinamento, il più possibile solidale, fra le varie “componenti” di questa comunità abitativa fin dalla sua iniziale costituzione, attivando strutture come una “Microarea” fornita di una biblioteca e di uno “spazio internet” e garantendo una presenza costante di operatori dei Servizi Sociali.
Con modalità diverse, ma sempre nella medesima “linea” di integrazione fra utenti, residenti e territorio, si presenta l’esperienza ormai consolidata con proficui risultati del Comprensorio Sociale di Villa Carsia dove si coordinano le funzioni della locale Casa comunale per anziani “Capon”, del CAD (Centro di Assistenza Domiciliare), di una Sala di Incontri e della locale “Microarea”, promuovendo anche attività di incontro e di ricreazione che coinvolgono la II Circoscrizione-Altipiano Est, l’ATER, associazioni e soggetti anche privati del territorio, con il risultato di far spesso incontrare gli anziani ospiti con gli abitanti del borgo e di Opicina. Mostre, esposizioni di lavori e prodotti artigianali, spettacoli cinematografici, incontri culturali e “animazioni” varie (proprio prossimamente sarà organizzata una speciale sfilata di moda!) hanno fatto riscontrare una crescente partecipazione, oggi ancor meglio ravvivata da ulteriori attività quali la redazione di un giornale (“Villa Carsia News”), di un “punto internet wi-fi” e di una sorta di “redazione staccata” dell’emittente web “Radio City Trieste” di via dell’Istria. Attività per le quali il Centro di Villa Carsia si è meritato un recente contributo di 100 mila Euro da parte del Ministero della Salute.
L’Assessore alle Politiche Sociali ha ancora ricordato il progetto dei “condomini solidali”, in via di realizzazione in via dei Soncini e in via dell’Istria, che dovrebbero entrare entrambi in funzione entro l’anno, in questo caso “pensati” e disegnati, stavolta fin dall’inizio e “programmaticamente”, per ospitare assieme persone con disabilità necessitanti di supporti domotici accanto a inquilini “normali”, con la collaborazione e la presenza a supporto dei Servizi Sociali e delle associazioni. Ancora un’”altra” formula, insomma, per raggiungere sempre lo stesso obiettivo della massima integrazione interpersonale e sociale.

Anche la “collega”, Assessore comunale alla Pianificazione urbana e alle politiche per la casa, nell’intervento che è seguito ha voluto rimarcare tutta l’importanza del lavoro “in rete” in questo delicato settore, in particolare fra ATER e Comune che in passato avevano operato piuttosto con una certa separatezza. Le crescenti situazioni di “nuova povertà”, ulteriormente appesantite dalla modificazione delle strutture familiari e sociali – ha sottolineato l’Assessore –, situazioni per cui, ad esempio, solo l’ultimo bando ATER ha visto la presentazione di ben 4500 domande, molte delle quali sono destinate giocoforza a rimanere inevase, rendono questa più stretta collaborazione fra Enti assolutamente indispensabile, anche per poter rappresentare concordemente e con maggior forza il bisogno urgente e indifferibile di un rinnovato investimento pubblico sull’edilizia residenziale sovvenzionata.
E’ importante nel frattempo cogliere e interpretare i vari aspetti del disagio sociale, conoscerne i dati e i caratteri per poter individuare tutte le possibili soluzioni, anche originali e innovative. Proprio a tal fine – ha ribadito – abbiamo costituito nei giorni scorsi, assieme ai Dipartimenti di Ingegneria e Architettura e di Studi Umanistici dell’Università e alla cooperativa sociale Lybra, l’Osservatorio sulla situazione abitativa nel Comune di Trieste di cui questa “Giornata di studi” ha rappresentato la prima “uscita” pubblica e che avrà compiti, appunto, di informazione e presa di conoscenza di dati e problematiche sul fabbisogno abitativo, e di programmazione di attività e di possibili interventi mirati adeguati al nostro territorio.
Per mettere a frutto i dati nel modo più efficace è però importante sforzarsi di integrare le politiche dei diversi Enti e Istituti – concetto già sottolineato anche dall’Assessore alle Politiche Sociali – e riuscire a incrementare tutte le nuove forme di collaborazione tra pubblico, privato e privato sociale; e ancora, a promuovere il riuso e recupero degli alloggi sfitti (anche pubblici!), rilanciando allo scopo anche l’Agenzia per l’Affitto, cercando di “mobilitare” il patrimonio privato da un lato abbattendo la pressione fiscale dei proprietari che affittino, dall’altro attivando sostegni economici ai morosi e inquilini in difficoltà.
O comunque individuando – ha concluso l’Assessore alla Pianificazione urbana e politiche per la casa - qualunque altra soluzione utile ad allentare la tensione abitativa attuale, essendo oggi davvero urgente alleggerire almeno il “nocciolo” più duro del problema.

Sono seguiti gli interventi dei diversi relatori, introdotti da Sara Basso del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’ateneo che ha spiegato come anche le nuove forme e modalità dell’abitare, opportunamente valutate e applicate, con un migliore utilizzo degli spazi comuni trasformati in luoghi di socialità e cooperazione interpersonale, dove reciprocamente collaborare, superare l’isolamento, offrire motivi di maggior sicurezza alle persone più fragili, ancor meglio se in un contesto di riqualificazione ambientale e naturale dell’area interessata, possano contribuire significativamente ad attenuare le difficoltà, avvicinando le persone, riducendo i vari motivi di divario sociale (di situazione economica, fisico-sanitaria, di età, culturali ecc.).
Non a caso il Convegno “Abitare la prossimità. Quali spazi comuni per la città contemporanea?” è direttamente derivato dalla Ricerca di Ateneo su “Oltre l’abitare domestico. Nuovi progetti per spazi aperti di prossimità nei quartieri di edilizia pubblica” avviata nel 2013.
Dopo Sara Basso sono intervenuti studiosi, ricercatori e operatori noti a livello nazionale come Paola Di Biagi (Università di Trieste, su “Città pubblica e spazio comune. Quotidianità, cura e progetto”), Cristiano Cozzolino (presidente della Cooperativa Lybra di Trieste, su “Abitare a Trieste tra marginalità e integrazione”), Francesca Cognetti (Politecnico di Milano, su “Abitare la prossimità tra convivenza e conflitti: trasformazioni a San Siro”), la sociologa Elisa Polo e la fotografa Gianna Omenetto su “Biografie di spazi abitati: percorsi, racconti, immagini dalla città pubblica di Trieste”, Stefano Munarin (Università di Venezia, su “Gli spazi del welfare come capitale fisso sociale e le pratiche “in comune” nella città contemporanea”), Roberta Altin (Università di Trieste, su “Pratiche abitative e luoghi ‘comuni’: metodologie di ricerca partecipativa in contesti urbani eterogenei”), Giuseppina Scavuzzo (Università di Trieste, su “Oltre l’alloggio. Comporre paesaggi domestici tra interno e esterno”) e Alessandra Marin (Università di Trieste, su “Esperienze di riqualificazione attraverso gli spazi aperti”).

La Giornata di studi si è conclusa con un dibattito finale che ha consentito di ulteriormente approfondire i diversi aspetti di un tema – quello appunto degli spazi di uso comune e della loro qualità e vivibilità – ritenuto di fondamentale importanza per l’individuazione di nuove strategie di intervento sul patrimonio abitativo di carattere sociale a Trieste.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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