Oggi Notizie Cultura
Cerca in
Cerca in

oggi in friuli venezia giulia

in evidenza

Il Rinascimento di Pordenone Con Giorgione, Tiziano, Lotto, Jacopo Bassano e Tintoretto
Pordenone
Dal 25/10/19
al 02/02/20
Mostra Pordenone
PICCOLO TEATRO CITTÀ DI SACILE E UTE DI SACILE E ALTOLIVENZA INSIEME PER L’EVENTO “LEONARDO&FRIENDS"
Palazzo Ragazzoni - Villa Frova
Sacile - Caneva
Dal 17/11/19
al 30/11/19
Leonardo
Concerti Aperitivo: 17 novembre 2019, Gorizia, Trio flauto, viola e violoncello
Palazzo De Grazia
Gorizia
Il 17/12/19
Tommaso Bisiak

enogastronomia

Enogastronomia Le tipiche Osmize triestine
varie sedi
provincia di Trieste (TS)
Dal 01/01/18
al 31/12/20
Sabato on Wine Sabato on Wine
varie sedi
Gorizia - Pordenone - Udine (--)
Dal 01/01/19
al 31/12/19
Laguna in Tecja Laguna in tecja 2019
Grado (GO)
Dal 26/10/19
al 15/12/19

 

Notizie > AttualitĂ  > 15 Aprile 2014

Bookmark and Share

La tirannide della maggioranza: dissidenti, reazionari e le riforme "diktat" del governo Renzi

di Claudio Bisiani

Renzi e Civati

Trieste (TS) - In un sistema parlamentare – come fino a prova contraria è ancora quello previsto dalla Costituzione italiana, sebbene qualcuno (Berlusconi e Renzi) si ostini a inventarsi una pseudo Costituzione materiale in senso presidenziale – il Governo “propone” e il Parlamento “dispone”. La democrazia, è bene ribadirlo, è soprattutto rispetto della norma scritta, dei ruoli e delle competenze istituzionali, per impedire pericolosi sconfinamenti di campo e quindi di potere. Ecco perché ricordare, di tanto in tanto, la lezione di Montesquieu sullo “spirito delle leggi” non è mai una perdita di tempo. Il potere è talmente ammaliatore, pericoloso e “succhiatore” di altro potere, ammoniva il filosofo francese, che deve essere in qualche modo limitato. In che modo? Dividendolo, affinché - ad esempio - il potere legislativo sia nettamente distinto da quello esecutivo e da quello giudiziario. Insomma, una sorta di garanzia indispensabile per i tre poteri in lizza. La classica formula dei pesi e contrappesi. L'equilibrio essenziale in una democrazia compiuta che vuole effettivamente definirsi tale.

LE RIFORME “PRENDERE O LASCIARE”
Tutte cose che però l'attuale, rampante inquilino di Palazzo Chigi sembra aver dimenticato, laddove più che “proporre” al Parlamento, di fatto “impone” scelte preconfezionate a tavolino niente meno che con Silvio Berlusconi (interlocutore privilegiato rispetto a chiunque altro) dopo il discusso accordo del Nazareno e nel nuovo "téte à téte" serale del 14 aprile: trasformazione del Senato in una Camera delle autonomie locali non elettiva dalle funzioni alquanto nebulose, l'eliminazione delle Province (decreto, fra l'altro, redatto dal governo Letta e non da quello Renzi che ha ne raccolto solo il testimone) quasi fossero il principale cancro italico (invece delle Regioni che sono state cespiti di corruzione e malgoverno), cambiamento del Titolo V della Costituzione fino alla legge elettorale (Italicum), un “pastrocchium” dal retrogusto plebiscitario. Per non parlare poi della cosiddetta riforma del lavoro, il contraddittorio Job's Act, apprezzato non a caso dall'attuale ad della Fiat Sergio Marchionne o dall'ex ministro forzista Maurizio Sacconi: uno straordinario “copia e incolla” di stampo neo liberista che mantiene viva la pletora di contratti lavorativi in essere senza agevolare le assunzioni, per l'unica semplice ragione che un'azienda oggi assume solo se vende il suo prodotto o servizio. Perché ci possono essere tutti i contratti flessibili (ovvero precari) del mondo, ma se non si vende non verrà mai assunto nessuno. Keinesianamente si dovrebbe invece agire sulla domanda, mettendo più denaro nelle tasche degli italiani – e non certo gli 80 euro dati solo a una certa categoria di lavoratori che puzza tanto di spot elettorale (simile alla sparata di Berlusconi del 2011: «Se vinco le elezioni cancello l'Imu») – e operando un massiccio intervento di investimenti pubblici che possano stimolare a ruota anche quelli privati. In pratica la strategia d'azione utilizzata dal New Deal di Roosvelt e quella che determinò, ad esempio, il boom economico degli anni '60 nel nostro Paese.

SPOCCHIA VS. UMILTA'
Spocchia e scarsa umiltà sono qualità che non mancano di certo a Renzi e ai suoi laudatores. In particolare nel considerare macchiette i costituzionalisti critici (Rodotà, Zagrebelsky) o i parlamentari dissidenti (Civati, Chiti, Cuperlo) che consigliano maggiore riflessione su riforme di particolare delicatezza e importanza. Sembra eccessivamente sbrigativo bollare come conservatori e reazionari chi vorrebbe invece una legittima discussione parlamentare. Anche perché le riforme – tanto più quelle della Costituzione che non sono proprio come cambiare il senso di marcia a una strada di Firenze – dovrebbero essere fatte in Parlamento e non imposte alle Camere con ddl accompagnati da diktat quali “Prendere o lasciare”, “O così o me ne vado!”. Una minaccia che non sta né in cielo né in terra e che rischia di partorire non delle riforme ma delle controriforme scritte male, con troppa fretta e superficialità. E che non tengono conto dello sbilanciamento che causerebbero al sistema delle garanzie e all'intero impianto istituzionale edificato dai nostri padri costituzionali.

FRA REALTA' E PERCEZIONE
Giornalisti e mass media – per non parlare dei portavoce renziani che imperversano un po' dovunque – parlano di una palpabile percezione fra la gente di un'Italia che sta cambiando grazie a Renzi. Ma sta cambiando poi davvero? Che cosa, di tutti gli annunci fatti alla nazione, hic et nunc, è concretamente diventato realtà? Di fatto ancora nulla. Perché la strategia è appunto questa: dare all'opinione pubblica la percezione di qualcosa che ancora non c'è, facendo credere che invece ci sia già. La percezione positiva di un prodotto o di un servizio è infatti un fattore decisivo per chi si occupa di strategie di marketing – tanto più di tipo politico –, precedendo ogni tipo di vendita. L'abilità imbonitrice di Renzi – coadiuvata da una dialettica guascona e da disinvolti voli pindarici da un tema all'altro – sta facendo breccia nel suo target, cioè il cittadino medio italiano, illudendolo di un cambiamento che di fatto ancora non esiste se non negli spot propagandistici che alimentano l'immaginario collettivo. Perché di fatto – è bene ripeterlo a chiare lettere – non c'è stato ancora nulla di nuovo o di approvato in via definitiva: l'Italicum deve essere ancora votato e sperabilmente emendato dal Senato; le Province non sono state affatto espunte ma esisteranno fino al loro cancellazione dalla carta costituzionale al termine dell'iter previsto dei quattro passaggi alle Camere (e se va tutto bene ci vorrà più di un anno); gli 80 euro nelle tasche degli italiani ancora non si sono visti e bisognerà valutare quanto verrà tolto, per contrappeso, da altre parti ai cittadini con tassazioni dirette o indirette; il Job's Act deve essere testato e messo alla prova dei fatti; il taglio agli stipendi dei top manager deve diventare realtà dopo il suo roboante annuncio.
Insomma, bisognerà vedere se in mezzo a tanto fumo ci sarà l'arrosto che lo chef Matteo Renzi fa credere di avere già cotto a puntino, ma che ancora non si è visto in tavola.

E INTANTO DEL PD COSA RIMANE?
Il ciclone Renzi ha portato una repentina destrutturazione del Pd, in parte preventivato e pure salutare, che rischia però di trascinare il partito verso una pericolosa deriva personalistica, dove il dissenso interno sembra diventare non un contributo critico al processo decisionale ma una fastidio marginale a quella che Tocqueville chiamava la “tirannide della maggioranza”. Ora non si parla quasi più del Pd tout court, ma del “Pd di Renzi”. Cosa che non è mai successa in precedenza, nonostante figure di alto profilo intellettuale abbiano segnato la storia della sinistra. La richiesta di alcuni, adesso, è quella di salvare il partito prima che diventi un'altra cosa, che non appare certo democratica e pluralista. E non si tratta di mettersi di traverso all'azione del Governo, perché tutti appoggiano le riforme a patto che siano veramente tali e soprattutto non imposte dall'alto o in virtù di un accordo privilegiato con un partito, Forza Italia, che sta all'opposizione. E' troppo facile diventare maggioranza col pensiero degli altri, sebbene qualcuno lo abbia già fatto.
Ultima considerazione: non confondiamo la velocità con la fretta e la conservazione con l'approfondimento, perché la discussione e il confronto politico sono il sale di una democrazia compiuta. Soprattutto per ridare centralità al Parlamento, il solo luogo in cui si dovrebbero scrivere e dibattere le riforme, e che ora è di fatto sottomesso ai diktat di un governo che rischia di sacrificare la Costituzione in cambio di un accordo politico scellerato e consociativo, privo di alcun senso logico.

SALVATE IL SOLDATO “PIPPO”
Domenica 13 aprile Giuseppe "Pippo" Civati scrive nel suo blog:
"Ieri il premier ha attaccato chi non è d’accordo con lui: non è una novità, lo fa praticamente tutti i giorni. Poi, certo, chiede di non litigare. L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra. Si tratta di argomento immediatamente reversibile.
Perché a me pare che la sinistra diventi destra...
quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo).
Ouando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre.
Quando approva leggi elettorali che ammazzano la rappresentanza (se ne sono accorti, con tre mesi di ritardo, anche i sostenitori di Cuperlo).
Quando parla male di chi fa cultura.
Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico.
Quando non ha rispetto per il pluralismo.
Quando attacca da posizioni di forza i più deboli, sfottendoli.
Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.
Quando affronta con leggerezza le questioni costituzionali.
Quando ha disprezzo per il dibattito parlamentare, quando fa caricature degli altri, quando usa la propria forza per banalizzare questioni e anche persone.
Quando aumenta la precarietà che dice di voler diminuire.
Quando prolunga legislature con maggioranze che nessuno ha votato.
Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.
Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare.
Ma certo questa è una mia opinione”.
E probabilmente è anche l'opinione di molti altri, dentro e fuori al Pd.

Leggi le Ultime Notizie >>>