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Cultura > Film > 18 Agosto 2013

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Cinema: film per tutti i gusti nella settimana di Cinemazero

Scena dal film "Viva la libertà"

Pordenone (PN) - Cinemazero apre la settimana in piazza Calderari per "Al cinema sotto le stelle" di Estate in città del Comune di Pordenone con il divertente “E se vivessimo tutti insieme” di Stephane Gobelin – lunedì 19 agosto alle 21.00 – con Guy Bedos, Daniel Brühl, Geraldine Chaplin, Claude Rich, Jane Fonda. Due coppie sposate e un single impenitente, tutti ultrasettantenni, alle prese con le malattie del cuore, delle cellule o della memoria. Tutti silenziosamente occupati a cercare una soluzione finale per se stessi o l’amato, per non pesare sui figli ma nemmeno assecondarli nelle loro fantasie di case di riposo senza privacy e senza identità. Vivere sotto lo stesso tetto, nella grande casa di Annie, è un’idea che nasce quasi per scherzo, a tavola, ma si trasforma in fretta nella soluzione migliore per tutti. Specie perché con loro si trasferisce anche un baldo giovane, Dirk, studente di etnologia alle prese con una tesi di laurea sulla condizione degli anziani in Europa. Il film affronta con realismo e leggerezza una condizione sociale e antropologica tutta contemporanea, qual è il numero crescente di anziani che vivono in buone condizioni di salute, desiderosi di dire e fare (anche sesso) il più possibile e contrari all’idea di starsene a poltrire in una deprimente attesa della fine: una condizione, esplicita Jane Fonda, per la quale siamo a dir poco impreparati.

Mercoledì 21 agosto piazza Calderari si animerà (alle 21.00) con “Iron Man 3” di Shane Black, che riporta sullo schermo il brillante industriale Tony Stark/Iron Man per combattere contro un nemico senza limiti. Iron Man 3 è un film su un supereroe, ovviamente; ma il regista, autore dello script assieme a Drew Pearce, non dimentica che dietro l’armatura c’è e ci sarà sempre Tony Stark, ovvero l’uomo. E così ecco un protagonista ricoperto di paure e incertezze, ma che sa anche reagire e sopravvivere, combattendo un nemico oscuro e misterioso con la forza del proprio spirito e, ovviamente, con la sua mente geniale. Il protagonista vede il suo mondo personale distrutto per mano del suo nemico, e intraprende una straziante missione alla ricerca dei responsabili: un’impresa che metterà a dura prova il suo coraggio in ogni momento. Con le spalle al muro, privato dei dispositivi da lui creati, Stark può fare affidamento solo sul proprio ingegno e istinto per proteggere le persone che ama. Mentre raccoglie tutte le forze per reagire, Stark trova la risposta alla domanda che lo ha sempre segretamente perseguitato: è l’uomo che fa l’armatura o è l'armatura che fa l’uomo?

In occasione del Pordenone Blues Festival Cinemazero porta venerdì 23 agosto “Sugar man” di Malik Bendjelloul, la storia del cantautore di Detroit Sixto Diaz Rodriguez, che nel 1970 pubblicò il suo disco d'esordio, Cold fact. I primi anni '70 del rock americano sono una stagione che definire memorabile è riduttivo, per quantità e qualità di offerta musicale: l'onda lunga dei '60 mescolata alle diramazioni rivoluzionarie che verranno, l'album che si afferma definitivamente sul singolo, i generi che cominciano a mescolarsi in ibridi sempre più suggestivi. Una stagione talmente aurea da costare il semi-anonimato per talenti tutt'altro che trascurabili: gente come Bruce Palmer, Shuggie Otis o Sixto Rodriguez. La parabola di quest'ultimo, però, è così carica di curiosità e sfortunate vicissitudini da meritare un discorso à rebours, che porta a un documentario che diviene dapprima un caso e in seguito un Oscar (per una volta) indiscutibile.
Consolatorio, con tanto di happy end, una vicenda che è quasi una versione in negativo del sogno americano ma che si presta comunque all'apologo sentimentale del documentario-biopic, Sugar Man è stato capace di convincere tutti lungo il suo cammino, dall'appassionato di musica desideroso di scoprire tutto su Sixto Rodriguez, all'amante della vicenda "dalle stalle alle stelle", al patito di docu-rock, finalmente di fronte a un esempio che dia un senso a un sottogenere (giustamente) bistrattato. Dopo due dischi coincisi con altrettanti insuccessi di pubblico, infatti, Rodriguez svanisce nell'ombra ma conquista - restandone ignaro - un successo incredibile nella peculiare realtà del Sud Africa dell'Apartheid, in cui i testi spregiudicati del nostro sono visti come una spinta alla ribellione. Ne nasce un culto così diffuso e duraturo da spingere un appassionato e un giornalista sudafricani ad indagare approfonditamente su Sugar Man e sulla sua scomparsa, ammantata nel mito. Lo svedese Malik Bendjelloul confeziona astutamente tutti questi elementi in un racconto omogeneo, giocando nell'incipit sul mistero di un artista maledetto con inusuali inserti digitali "postumi" per poi approdare ai lidi rassicuranti del docu-rock classico e alla più classica delle storie di riscatto e redenzione.

Nelle sale di Cinemazero (da lunedì 19 a mercoledì 21 agosto, alle ore 19.45 e 21.45 in sala Pasolini) arriva “Viaggio sola” di Mari Sole Tognazzi. Dopo L'uomo solo di Favino, dentro una storia sentimentale che finisce, Maria Sole Tognazzi sceglie una protagonista femminile e la imbarca letteralmente nel mondo. Perché l'Irene di Margherita Buy è una cittadina dell'airworld che ha fatto dei non-luoghi la sua dimora mobile. Una donna che rifiuta la stasi e preferisce le zone liminali all'inquietante certezza della vita 'normale'. Angelo sterminatore a terra, Irene bacchetta con stile e discrezione chi dovrebbe offrire ai propri clienti un'esperienza indimenticabile, invitandoli a riconsiderare la gestione dell'albergo e a organizzarlo in modo migliore. Proprio come farà con la sua vita, in cui persevera determinata a bastarsi. Almeno fino a quando non incontra una donna che come lei viaggia sola, affetta dal suo stesso nomadismo. Le parole e le teorie dell'antropologa, conosciuta ammollo in una spa, abbassano le sue difese, interrompendo la gestualità rituale e precipitandola nel 'disordine'. E in quel disordine Viaggio sola rivela la sua originalità, scartando i cliché della commedia sentimentale come un cliente occasionale di un albergo esotico devierà il desiderio per Irene, corteggiata davanti a un bicchiere di vino servito intempestivamente. L'esecutrice intransigente ha un punto debole nella solitudine a cui fa da contrappunto la vita 'familiare' della sorella, moglie e madre dentro il quotidiano. Vivere negli interstizi rende difficile entrare in intimità con l'altro, stringere relazioni autentiche, nutrire un sentimento ma d'altra parte l'umano non può godere di tutto, non può avere tutto, non può essere tutto.

Torna anche l’apprezzatissimo “Django Unchained” (sala Totò dal 19 al 21agosto alle 18.30 e alle 21.15), l’ultimo film di Quentin Tarantino, ambientato negli Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata. Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l'America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero. Tarantino ha in mano una storia di genere che è anche un pezzo di storia americana: il western appare dunque la scelta ideale, ma è ovviamente un western che non si colloca sotto il grande cielo della tradizione, che tutto ingloba e ridimensiona, bensì dentro un teatro (Candyland), in piena continuità stilistica e tematica con il precedente immediato, Bastardi senza Gloria. Il piacere del cinema, di farlo così come di ammirarlo, è in ogni piega del testo: nella recitazione espansiva dei protagonisti, con le punte di diamante di Samuel L. Jackson e Di Caprio; nella potenza del dialogo (perché Tarantino sceneggiatore non è mai da meno di Tarantino regista); nell'uso della musica e degli sguardi, che ha riesumato dal cinema italiano degli spaghetti western e portato a nuovo splendore; nel gioco (la sua comparsata "esplosiva"); nella citazione omaggiante o dissacrante che sia (di Griffith, ad esempio). Tutto concorre a nutrire uno spettacolo magistrale, che si appoggia su una narrazione forte, sempre più classica e ponderosa. Django Unchained è un'opera impeccabile, interamente risolta, che procede come un lungo tapis roulant da un incipit cinico-grottesco, quasi alla fratelli Coen, verso un discorso più profondamente crudele e un riscatto totale, affidato al personaggio di Christoph Waltz, che mette a tacere qualsiasi sterile polemica.

Arriva (dal 22 al 24 agosto, sala Pasolini alle 19.45 e alle 21.45) l’attesissimo "In Another Country", distribuito dalla Tucker Film: una delicatissima variazione sul classico tema delle geometrie sentimentali. Anzi: le variazioni, per essere precisi, sono tre. Tante quante le storie che Hong Sang-soo ricama addosso a Isabelle Huppert (Anne), qui lontanissima dall’algida Pianista hanekiana, moltiplicando il suo personaggio e la sua vita. Tre diverse Anne, dunque, e tre diverse vite attorno a cui ruotano discorsi, figure e situazioni che si ricombinano come in una partitura musicale. Un continuo scambio di simmetrie, garbato e compiaciuto, che riporta volutamente alla migliore grammatica espressiva d’Oltralpe (pensiamo a Resnais, per esempio, o a Rohmer) e che invita a riflettere sugli altri paesi che ognuno porta dentro di sé. Inserito dai Cahiers du Cinéma tra i cinque migliori titoli del 2012, In Another Country è un’occasione preziosissima non solo per conoscere più da vicino il talento di Hong Sang-soo, pilastro del rinascimento cinematografica coreano assieme a giganti come Park Chan-wook o Kim Ki-duk, ma anche per ammirare Isabelle Huppert alle prese con un film (una commedia balneare) e un contesto (la Corea del Sud) decisamente inusuali. Dopo quasi vent'anni di carriera e dopo le numerose partecipazioni a Cannes, Berlino e Venezia, sempre applaudite dalla critica, Hong Sang-soo rimane ancora un pianeta parzialmente inesplorato dalle platee occidentali e assente in Italia. E l’arrivo di In Another Country, anticipato a Cinemazero e al Cec di Udine dalla bella rassegna Hong Sang-soo: piccolo ritratto di un grande maestro (tutti e tre i film sotto il segno della Tucker: Hahaha, Oki’s Movie, The Day He Arrives), completa la ricognizione su questo maestro tutto da scoprire.

“Viva la libertà” (sala Totò alle 19.15 e alle 21.15, dal 22 al 24 agosto) è un altro ritorno apprezzatissimo della passata stagione cinematografica, che il pubblico pordenonese ha potuto conoscere anche grazie alla presenza del regista Roberto Andò, che ha presentato il film a Cinemazero. Intelligente sguardo sull’Italia di oggi, il film narra la strana storia del segretario del principale partito d'opposizione, Enrico Oliveri, e del profondo stato di crisi in cui versa. I sondaggi per l'imminente competizione elettorale lo danno perdente. Una notte, dopo l'ennesima contestazione, Oliveri si dilegua senza lasciare tracce. Negli ambienti istituzionali e del partito fioccano le illazioni, mentre la sua eminenza grigia, Andrea Bottini, e la moglie Anna continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. È Anna a evocare il fratello gemello del segretario, Giovanni Ernani, un filosofo geniale, segnato dalla depressione bipolare. Andrea decide di incontrarlo e ne resta talmente affascinato da iniziare a vagheggiare un progetto che ha la trama di un pericoloso azzardo. Così, d'improvviso, un bel giorno, il segretario riappare sulla scena: inizia a parlare una lingua diversa, poetica e lucida, che colpisce, sorprende. Le quotazioni del partito riprendono a salire, mentre l'opinione pubblica e le piazze tornano a infiammarsi d'entusiasmo. In breve, nel rapido succedersi di eventi che caratterizza la campagna elettorale, il segretario diventa oggetto di un'ammirazione senza precedenti. In quest’opera Toni Servillo segna un’altra straordinaria interpretazione e anima uno di quei film che fanno uscire lo spettatore con un sorriso avvolto dalle riflessioni che scatena.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa


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