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Cultura > Film > 26 Giugno 2013

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Cinemazero: la programmazione in sala dal 28 giugno al 3 luglio

"Passioni e desideri" di Fernando Meirelles (locandina film)

Pordenone (PN) - La programmazione nelle sale di Cinemazero fino al 3 luglio 2013.

GIOVEDÌ 27 GIUGNO 2013
SalaGrande, ore 19.30 - 21.45 PASSIONI E DESIDERI di Fernando Meirelles
SalaPasolini, ore 19.15 - 21.30 TO BE OR NOT TO BE di Ernst Lubitsch
SalaTotò, ore 19.00 -21.00 LA QUINTA STAGIONE di Peter Brosens, Jessica Woodworth

VENERDÌ 28 GIUGNO 2013
SalaGrande, ore 19.30 - 21.45 PASSIONI E DESIDERI di Fernando Meirelles
SalaPasolini, ore 19.15 TO BE OR NOT TO BE di Ernst Lubitsch
SalaPasolini, ore 21.30 LA QUINTA STAGIONE di Peter Brosens, Jessica Woodworth
SalaTotò, ore 21.00 AMORE CARNE di Pippo Delbono (INCONTRO CON L'AUTORE)

SABATO 29 GIUGNO 2013
SalaGrande, ore 19.30 - 21.45 PASSIONI E DESIDERI di Fernando Meirelles
SalaPasolini, ore 19.15 TO BE OR NOT TO BE di Ernst Lubitsch
SalaPasolini, ore 21.30 LA QUINTA STAGIONE di Peter Brosens, Jessica Woodworth
SalaTotò, 19.00 - 21.00 AMORE CARNE di Pippo Delbono

DOMENICA 30 GIUGNO 2013
SalaGrande riposo
SalaPasolini riposo
SalaTotò riposo

LUNEDÌ 1 LUGLIO 2013
Arena estiva in Piazza Calderari, ore 21.30 CHA CHA CHA di Marco Risi (INCONTRO CON L'AUTORE) CINEMA SOTTO LE STELLE
SalaPasolini, ore 19.30 PASSIONI E DESIDERI di Fernando Meirelles
SalaPasolini, ore 21.30 LA QUINTA STAGIONE di Peter Brosens, Jessica Woodworth
SalaTotò, ore 19.00 - 21.00 AMORE CARNE di Pippo Delbono

MARTEDÌ 2 LUGLIO 2013
SalaGrande riposo
SalaPasolini, ore 19.15 - 21.30 CHA CHA CHA di Marco Risi
SalaTotò, ore 19.00 - 21.00 AMORE CARNE di Pippo Delbono

MERCOLEDÌ 3 LUGLIO 2013
Arena estiva in Piazza Calderari, ore 21.30 ARGO di Ben Affleck (CINEMA SOTTO LE STELLE)
SalaPasolini, ore 19.15 - 21.30 CHA CHA CHA di Marco Risi
SalaTotò, ore 19.00 - 21.00 AMORE CARNE di Pippo Delbono.


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"Passioni e desideri di Fernando Meirelles
A Vienna una giovane slovacca fa un provino per foto erotiche che la 'promuove' a prostituta da hotel ben pagata. Il primo a richiederne le prestazioni è un uomo d'affari che, scoperto da un possibile acquirente, viene ricattato. L'uomo ha una moglie che ama e che sta cercando di troncare una relazione con un fotografo brasiliano la cui compagna, venuta a conoscenza del tradimento, decide di tornare in Brasile... Questo non è che l'inizio delle vicende che in un raggio di 360° coinvolgono e intrecciano le vite di numerosi personaggi. Il debito esplicito della sceneggiatura di Peter Morgan (Frost/Nixon - Il duello, Hereafter) è nei confronti di Arthur Schnitzler che nel 1897 scrisse "Girotondo" in cui si metteva in scena una sorta di staffetta erotico-amorosa. Fernando Meirelles deve invece alla lezione di Robert Altman la sua capacità di tenere sempre a fuoco i numerosissimi personaggi a cui aggiunge verso la fine un servizievole split screen. Se la morale sessuale è sicuramente cambiata dai tempi dello scrittore austriaco, i sentimenti di fondo degli esseri umani non lo sono altrettanto, come ben sapeva Stanley Kubrick che proprio con Eyes Wide Shut, adattamento di un suo racconto, ha purtroppo concluso la sua carriera. 
Il film ha il pregio di sottolineare come spesso nella vita il non detto nel campo dei sentimenti finisca con il complicare inutilmente le esistenze.

"To be or not to be" di Ernst Lubitsch
Joseph Tura e sua moglie Maria sono gli attori di punta di una compagnia teatrale polacca che vorrebbe allestire una satira antinazista ma viene bloccata prima dalla censura e poi dall'invasione e dall'occupazione della Polonia da parte di Hitler stesso. Il tenente Sobinski, spasimante di Maria, parte per arruolarsi nella resistenza ma torna rocambolescamente a Varsavia con la notizia che una pericolosa spia, di nome Siletsky, va fermata prima che sia troppo tardi. Saranno le doti attoriali di Maria e di Joseph a compiere l'impresa, in un trionfo di travestimenti e scambi di persona.
Il capolavoro di Ernst Lubitsch torna in sala, in edizione restaurata e rimasterizzata, a ricordarci cos'è un film perfetto, perché non c'è altra descrizione possibile. Girato tra il 6 novembre e il 23 dicembre del 1941, in piena tragedia nazista, come il contemporaneo "Il Grande Dittatore" di Chaplin, il film -accusato erroneamente di leggerezza- combatte la sua guerra con le armi della finzione e della comicità ma anche della più grande poesia tragica (il monologo di Shylok), rivelandosi, specie a posteriori, di una complessità sofisticata e sorprendente, che non va mai a discapito della suspence o della risata incontenibile. Quella di Lubitsch è una rappresentazione (cinematografica) della rappresentazione (l'apparato nazista) che in ultimo sogna il trionfo della grande illusione nella guerra contro la terribile realtà.

"La quinta stagione" di Peter Brosens, Jessica Woodworth
Un misteriosa calamità colpisce un paesino delle Ardenne: l'inverno non se ne vuole andare e il ciclo della natura ne è presto sconvolto. I bambini Alice e Thomas, trovando riparo sotto l'ala dell'adulto Pol, un apicoltore itinerante con un figlio disabile, lottano per dare un senso alla vita, mentre attorno ogni gioia si spegne. Così facendo, però, suscitano la rabbia e l'invidia del resto degli abitanti. Dopo aver girato in Mongolia e Perù, Peter Brosens e Jessica Woodworth scelgono la loro terra, il Belgio, per raccontare la storia di una crisi, umana e sistemica. Una storia ambientata in un futuro troppo vicino, dove un venditore di fiori porta ancora, fino ad un certo punto, un residuo e di colore e di profumo, ma la terra si è ormai fatta sterile e - quando anche l'ultimo barlume d'innocenza, rappresentato dai bambini - viene corrotto e ridotto al silenzio, la violenza è destinata ad esplodere e l'avidità a trasformare gli uomini in creature mostruose che si proteggono l'un l'altro, omertosi, facendosi massa.

"Amore carne" di Pippo Delbono
In un saggio pubblicato per Einaudi, Jonathan Franzen racconta l'infatuazione delle nuove generazioni per i moderni dispositivi, biasimando l'insopportabile 'chiacchiera al cellulare' e l'ostentazione pubblica inflitta al prossimo. Franzen non desidera la privacy per sé, vorrebbe soltanto evitare che quella degli altri irrompa nella sua. Altro punto di vista, altro impiego, altre considerazioni e conclusioni sono quelle a cui arriva Pippo Delbono, interrogandosi sulle potenzialità estetiche e poetiche del cellulare con il quale ha interamente girato il suo film. Non è la prima volta che accade, lo aveva già fatto quattro anni fa con La paura, pedinandola lungo le strade e indagandone le espressioni sui volti della gente. Amore Carne è un film altrettanto intimo che abdica la 'distanza' e avvicina la realtà per essere nelle cose. A turno, un cellulare e una piccola camera full-HD 'incontrano' attori, compositori, persone comuni, familiari, clinici, registrano il terrore presente (il terremoto de L'Aquila) e le colpe del passato (Birkenau) alla ricerca di amore e carne per esprimere la necessità di esistere del 'vero' e di esistere davvero. Avviato da una camera d'albergo, a cui il film tornerà con un movimento circolare, Amore Carne intercala la realtà con l'arte, il pasto materno con la "Ballata delle madri" di Pasolini, l'esilio con la musica di Alexander Balanescu, il bosco delle betulle di Birkenau con gli inediti di Michael Galasso. Sul mare e il battello ebbro di Rimbaud, trasposizione dell'esperienza biografica del poeta e del regista, Delbono naviga a vista, guardando al mondo con una disposizione inedita, visionaria, onirica.

"Cha cha cha" di Marco Risi
L'investigatore privato Corso, bello e tenebroso, tormentato e di poche parole, deve seguire gli spostamenti di un giovane rampollo della Roma bene, figlio di un'attrice una volta bella, sua amica e forse qualcosa di più. Una sera il sedicenne, uscendo in fretta e furia da una festa in maschera, viene investito da un suv nero che sembrava aspettarlo al varco. Corso lo soccorre ma dalle lamiere della mini car per adolescenti ricchi tira fuori il corpo morente del suo protetto. Nello stesso arco di tempo la polizia scopre il cadavere di un uomo abbandonato su di un terreno alle porte di Fiumicino. Cosa collega queste due morti, l'una apparentemente accidentale l'altra no? È proprio quello che andrà a scoprire Corso in un'indagine scomoda che toccherà le sfere del malaffare e della corruzione in una Roma testimone muta della sua stessa decadenza. L'ultimo di Marco Risi è stato Fortapàsc, storia della vita e della morte di Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano del "Mattino" ucciso dalla camorra; un film pienamente nelle corde del regista de Il muro di gomma, dove storia, cronaca e denuncia si intrecciavano in una narrazione cinematografica credibile e soprattutto sentita. Dopo aver abbandonato un progetto sul fatidico accordo Stato-mafia, Risi ha scelto un film di genere, appunto, che senza appigliarsi alla cronaca, alla storia vera e alla denuncia circostanziate vuole raccontare l'umore di un'epoca, la nostra, trasformando la sua consueta narrazione in apologo generico, un atto d'accusa senza nomi e cognomi teso a rappresentare il malcostume e il malaffare seguendo i dettami di un presunto cinema di genere.

"Argo" di Ben Affleck
Un'opera di sorprendente solidità, animata da un'etica di ferro e dalla capacità di fondere azione da cinema di guerra, commedia hollywoodiana e dramma storico.
Nel 1979, in seguito alla fuga negli Stati Uniti dello Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi durante la rivoluzione, l'ambasciata americana di Teheran fu presa d'assalto dai rivoluzionari e i suoi impiegati sequestrati per più di 400 giorni. Sei cittadini statunitensi riuscirono a fuggire di nascosto e trovare rifugio nella residenza dell'ambasciatore canadese, il quale, a proprio rischio e pericolo, concesse clandestinamente ospitalità e supporto.
Per riportare in patria i propri connazionali la CIA organizzò una missione di esfiltrazione particolarmente audace, ideata dall'esperto del campo Tony Mendez e coadiuvata da una vera produzione hollywoodiana. Basandosi su una sceneggiatura realmente acquistata dal sindacato sceneggiatori fu data l'illusione a tutti (soprattutto alla stampa, in modo che si producessero articoli in materia) che c'era l'intenzione di girare un film di fantascienza in Iran, così da poter ottenere dal Ministero della cultura iraniano il permesso di entrare ed uscire dal paese e, nel fare questo, poter portare via i sei ospiti dell'ambasciatore canadese spacciandoli per maestranze del film. Il titolo del finto film in questione era Argo. Sulle basi di questa vera storia Ben Affleck orchestra un film che forza la realtà dei fatti quanto serve per creare tensione e suspense ma non manca mai di rimarcare gli elementi di veridicità e di confinare in maniera netta le licenze cinematografiche.
Il risultato è un'opera di sorprendente solidità, animata da un'etica di ferro e capace di muoversi attraverso i tre registri principali del cinema, amalgamandoli con l'invisibile maestria di un veterano del cinema.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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