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Cultura > Film > 14 Giugno 2013

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Carso 2014: a San Martino del Carso si proietta il film muto “Umanità”

Immagine dal film “Umanità”

San Martino del Carso (GO) - Prosegue a San Martino del Carso nell’ambito del progetto della Provincia di Gorizia CARSO 2014 + , che culminerà nel centenario della Grande Guerra, la mostra internazionale “IL POETA UNGARETTI E L’ALBERO ISOLATO”, in programma fino AL 29 giugno prossimO. “Di queste case/non è rimasto/che qualche/brandello di muro” scriveva Giuseppe Ungaretti nella poesia “San Martino del Carso”: e proprio il paese universalmente noto per gli immortali versi che il poeta-soldato gli dedicò nell’agosto del 1916 ospita in questi mesi la mostra che, oltre a richiamare con foto e installazioni gli avvenimenti della Prima Guerra mondiale sul fronte del Carso isontino, ha riportato a San Martino dall’Ungheria quel che rimane dell’Albero isolato, un tronco d’albero che resistette da solo ai colpi d’artiglieria, divenuto un simbolo di quel fronte. I soldati prevalentemente ungheresi del 46° reggimento lo tagliarono trasportato in Ungheria come una reliquia, ed è ora Monumento nazionale ungherese, custodito al Mòra Fenec Muzeum di Szeged.

Nell’ambito dell’articolato cartellone di eventi collaterali a corredo della mostra, spicca la proiezione, sabato 15 giugno alla 19.30 a San Martino del Carso, del film muto “Umanità” favola pacifista e libertaria girata nel 1920 dalla regista Elvira Giallanella sui luoghi goriziani in cui si è combattuta la Grande Guerra, in particolare tra le rovine del vecchio cimitero di Gorizia, che sorgeva dove ora si trova il municipio e il centro di Nova Gorica.

Introdurranno il film muto, che verrà accompagnata da musiche originali eseguite dal Collegium Musicum Hesperi, lo storico Lucio Fabi curatore scientifico della mostra e la storica del cinema muto Micaela Veronesi, di Torino, che ha collaborato con la Cineteca nazionale di Roma al recupero e al restauro della pellicola, presentata qualche edizione fa anche al Festival del Cinema muto di Pordenone. La stessa Veronesi ha pubblicato importanti contributi su Elvira Giallanella e sui suoi film. La proiezione è resa possibile grazie alla collaborazione con la Cineteca del Friuli di Gemona.

La storia di “Umanità” e della stessa regista, scomparsa dalla scena cinematografica con l’avvento del fascismo, è ancora misteriosa. La pellicola è emersa pochi anni fa da uno scantinato della Cineteca nazionale, “dimenticata” da non si sa quanti anni, come del resto la regista, accantonata dal regime fascista per le tematiche pacifiste e rivoluzionarie che portava avanti. Si tratta di una favola visionaria e pacifista, il sogno di due bambini che vogliono cambiare il mondo, redimerlo dalla guerra e dalle sue brutture. Una favola assai concreta, girata non a caso il quel ristretto spazio temporale – tra il 1919 e il 1920 grazie alla concessione governativa di girare in zone militarizzate – in cui pareva che fosse ancora possibile una svolta non dittatoriale in Italia. O quantomeno che fossero ancora aperte altre possibili opzioni.

“Umanità” è un film che non si può esitare a definire unico e che dimostra quanto di imprevedibile possa ancora riservare l’esplorazione di un territorio tradizionalmente trascurato come quello rappresentato dal cinema delle donne. Tutto ciò che si sa di Elvira Giallanella è che i suoi primi contatti con il cinema risalgono al 1913, quando insieme ad Aldo Molinari firma l’atto costitutivo della Vera Film di Roma. A questa società si deve nel 1913 la produzione di Mondo baldoria, film di ispirazione futurista (liberamente tratto dal manifesto Il controdolore di Aldo Palazzeschi) che subisce il boicottaggio della censura e viene sconfessato dallo stesso Marinetti in un testo intitolato Gli sfruttatori del Futurismo.

Girato all’indomani del primo conflitto mondiale, Umanità è un caso forse unico di uso del cinema da parte di una donna per testimoniare la sua ferma condanna di tutte le guerre.

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