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Notizie > Attualità > 09 Maggio 2013

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Presentato al Revoltella il quattordicesimo volume della Collana d’Arte della Fondazione CRTrieste

Fondazione CRTrieste

Trieste (TS) - Il quattordicesimo volume della Collana d’Arte della Fondazione CRTrieste è dedicato alla produzione artistica di Giuseppe Bernardino Bison, amico di Giuseppe Tominz cui la Fondazione ha dedicato la precedente monografia della Collana.
Il volume è stato presentato alla città questo pomeriggio all’Auditorium del Museo Revoltella di Trieste, a illustrarlo un’ospite d’eccezione: Anna Ottani Cavina, Direttore Fondazione Federico Zeri - Università di Bologna.
All'incontro sono intervenuti inoltre Renzo Piccini, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRTrieste, Maria Masau Dan, Direttore del Museo Revoltella e dei Civici Musei di Storia ed Arte di TriesteGiuseppe Pavanello, autore della monografia e curatore della Collana e Daniele D'Anza, autore del volume.

La monografia traccia un ritratto affascinante e approfondito della vita artistica e privata del pittore e differisce dai precedenti volumi della Collana in ragione della copiosa produzione di Bison, che ha reso quindi particolarmente complesso il lavoro di schedatura scientifica e catalogazione.
La produzione di Bison appare a dir poco copiosa: sue opere vengono battute ogni mese nelle più importanti case d'asta mondiali, da Sotheby's di New York a Christie's di Londra. E' per queste ragioni quindi che questa monografia può ritenersi eminente non solo all'interno della Collana d’Arte della Fondazione CRTrieste, ma anche nello scenario della critica dedicata all'arte neoclassica italiana.
Con questa pubblicazione la Fondazione ha voluto proseguire nella sua attività di approfondimento e divulgazione dell'opera degli artisti operosi a Trieste Nell'Ottocento e Nel Novecento, fornendo non solo agli studiosi ma anche agli appassionati d'arte, un utilissimo strumento di conoscenza.

“Un pittore Borghese” è il saggio che apre il volume, nel quale Alberto Craievich ricostruisce la biografia e l’attività artistica di Bison.
Nato a Palmanova nel 1762, Bernardino Bisonsi formò a Venezia a contatto con le opere dei grandi maestri del Settecento, quali Tiepolo, Canaletto e Guardi. Successivamente si trasferì a Trieste, la quale, come ricordato da Giuseppe Caprin nel volume I nostri nonni, “era divenuta sua seconda patria”: qui infatti il pittore visse e lavorò per quasi trent’anni, fino al 1831, anno in cui si trasferì a Milano.
A Trieste divenne presto un punto di riferimento, anche in virtù delle decorazioni eseguite a Palazzo Carciotti, nel Palazzo della Borsa Vecchia, in Casa Griot, e Nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Oltre all’attività decorativa, si distinse nella produzione di dipinti con Vedute, Paesaggie Capricci, che eseguì in gran numero. Si tratta perlopiù di quadretti caratterizzati da una pennellata vibrante e una cromia fresca e luminosa, dove l’ariosa dimensione del paesaggio si affianca a scorci di Venezia inequivocabilmente legati alla passata moda del Grand Tour. Nutrito dalle linfe pittoriche veneziane del tardo Settecento, il suo stile personalissimo, che pur conobbe una svolta in senso neoclassico con il suo trasferimento nella città giuliana, si riconosce per un fare guizzante, nervoso, preciso e fulmineo, specie nelle figurine schizzate con brio. A Trieste, all’epoca, il suo successo fu tale, che non c’era famiglia della buona borghesia, che non possedesse qualche sua opera. La sua pittura, però, seppe valicare i confini locali tanto che oggi Bison appare indubbiamente uno dei maggiori artisti italiani del primo Ottocento.
Il pittore palmarino si spense nel 1844 a Milano dove si era trasferito da Trieste forse per favorire la carriera di pittore del figlio Giuseppe. Ed è proprio in questo contesto che Alberto Craievich per la prima volta solleva la questione sulle attribuzioni di alcune opere tradizionalmente riferite a Giuseppe Bernardino Bison ma che in realtà sono ascrivibili alla mano del figlio Giuseppe Bison.

La monografia prosegue con un approfondito intervento di Giusepe Pavanello interamente dedicato all'attività di frescante del Bison, che si sviluppa soprattutto nei primi anni della sua vita a Venezia. Prima di trasferirsi a Trieste, all'età di 40 anni, Bison si dedica infatti all'attività di decoratore delle ville e dei palazzi del patriziato veneziano. Tra quest’ultimi spicca la decorazione ad affresco di una delle sale di Palazzo Querini a Venezia, riconosciuta al pittore, assieme ad altre analoghe imprese, proprio dal professor Pavanello.

E', infine, Daniele D'Anza ad essersi occupato del ricchissimo catalogo ragionato delle opere di Bison. Un progetto estremamente ambizioso basti pensare che si è passati dalla catalogazione di una cinquantina di opere nelle precedenti pubblicazioni a oltre cinquecento dipinti in questa monografia.
Tra le 500 opere analizzate da D'Anza sono emersi alcuni interessanti inediti.

Prima di concludersi con l’elenco delle esposizioni e una consistente bibliografia, la monografia regala al lettore un'antologia critica molto ricca e un'attenta appendice documentaria.
La veste grafica del volume è curata dallo Studio Mark, la stampa da Tergeste e l’apparato iconografico da Paolo Bonassi.


INFO/FONTE: Studio Sandrinelli Srl

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