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Cultura > Film > 07 Maggio 2013

Cinema: la programmazione nelle sale di Cinemazero dal 9 al 15 maggio

"Confessions" di Tetsuya Nakashima (locandina film)

Pordenone (PN) - La programmazione nelle sale di Cinemazero fino al 15 maggio 2013
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GIOVEDÌ 9 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 18.45 - 20.45 MIELE di Valeria Golino
SalaPasolini ore 17.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaPasolini ore 19.30 - 21.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaTotò ore 17.00 - 19.00 - 21.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima

VENERDÌ 10 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 20.00 - 22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaPasolini ore 17.30 - 19.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaPasolini ore 21.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaTotò ore 17.00 - 19.00 - 21.00 MIELE di Valeria Golino

SABATO 11 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 18.00 -20.00 - 22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaPasolini ore 17.30 - 19.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaPasolini ore 21.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaTotò ore 17.00 - 19.00 - 21.00 MIELE di Valeria Golino

DOMENICA 12 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 16.00-18.00-20.00-22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaPasolini ore 15.30 - 17.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaPasolini ore 19.30 - 21.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaTotò ore 15.00-17.00-19.00-21.00 MIELE di Valeria Golino

LUNEDÌ 13 MAGGIO 2013
SalaGrande riposo
SalaPasolini ore 20.00 - 22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaTotò ore 17.00-19.00-21.00 MIELE di Valeria Golino

MARTEDÌ 14 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 20.00 - 22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaPasolini ore 17.30 - 19.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaPasolini ore 21.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaTotò ore 17.00 - 19.00 - 21.00 MIELE di Valeria Golino

MERCOLEDÌ 15 MAGGIO 2013
SalaGrande ore 20.00 - 22.00 CONFESSIONS di Tetsuya Nakashima
SalaPasolini ore 17.30 - 19.30 VIAGGIO SOLA di Maria Sole Tognazzi
SalaPasolini ore 21.30 EFFETTI COLLATERALI di Steven Soderberg
SalaTotò ore 17.00 - 19.00 - 21.00 MIELE di Valeria Golino.


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Confessions di Tetsuya Nakashima
Conscia dell'inutilità di procedere attraverso i canali legali, l'insegnante Moriguchi medita un proprio personale piano per vendicare la morte della figlia, uccisa dalla violenza insensata di due suoi alunni. Thriller? Revenge movie? Dramma psicologico? Le catalogazioni sono tutte valide e, al tempo stesso, tutte superflue, perché Confessions travalica i generi facendosi pura narrazione: il racconto, struggente e glaciale, di un omicidio e di una vendetta che diventa il racconto, feroce e spiazzante, di troppe vite bruciate. Bruciano, sì, i teenager di Nakashima, bruciano di follia e di espiazione, bruciano tiranneggiando i più deboli o nascondendo le proprie fragilità, e bruciano anche gli adulti, bruciano di dolore e di rabbia, muovendosi dentro un mondo che non capiscono e che li schiaccia contro il muro. Scandito da una colonna sonora che spazia da Bach ai Radiohead (ma c’è anche la mano del compositore italiano Gabriele Roberto), e impaginato con autentica furia visiva (tra eccessi e sottrazioni, tra freddezze minimal e deflagrazioni barocche), Confessions parla dell’adolescenza e della maturità come poche altre opere hanno saputo fare. Una partitura tanto affascinante quanto spaventosa dove trovano spazio le falle della società contemporanea e del sistema educativo, in un gioco di specchi e di metafore che grava sullo spettatore come un’imminente e implacabile apocalisse. Nakashima ritorna su quel che è assurto a topos del cinema nipponico contemporaneo, ovvero il malessere esistenziale - con conseguente sfogo violento - di una gioventù lacerata tra angst, mancanza di moralità e di freni inibitori, con le conseguenze immaginabili (e meno immaginabili) del caso. Tema su cui This World of Ours e Sono Shion con Noriko's Dinner Table avevano detto tutto o quasi; ma il punto non è sul fatto di insistere sul topos, scelta del tutto legittima. Ciò che rende il film di Nakashima fortemente soggetto all'inclinazione e alla sensibilità individuale è la sua scelta marcata in termini di linguaggio, costantemente sopra le righe ed enfatizzato, così da rendere solenne ogni momento clou di una sceneggiatura ricca di climax e spunti importanti. Nomination all'Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera.

"Viaggio sola" di Maria Sole Tognazzi
Irene è un'ispettrice alberghiera che valuta e giudica le prestazioni di hotel di lusso. Pignola e scrupolosa, soggiorna nell'albergo di turno all'insaputa di direttori e personale, infilando i guanti bianchi e spiegando il suo kit da lavoro. In volo tra una città e un'altra, Irene viaggia sola e dentro una vita a cinque stelle che le impedisce di mettere radici. A terra l'aspettano Andrea, ex fidanzato ed eterno amico, e Silvia, sorella con marito e prole, che sogna un giorno di vederla 'sistemata'. Attenta ai particolari, Irene sembra però perdere il quadro generale. Il decesso di un'antropologa conosciuta nella spa di un hotel berlinese la precipita nel caos, disorientandola come i direttori che ammonisce.
Dopo L'uomo solo di Favino, dentro una storia sentimentale che finisce, Maria Sole Tognazzi sceglie una protagonista femminile e la imbarca letteralmente nel mondo. Perché l'Irene di Margherita Buy è una cittadina dell'airworld che ha fatto dei non-luoghi la sua dimora mobile. Una donna che rifiuta la stasi e preferisce le zone liminali all'inquietante certezza della vita 'normale'. Angelo sterminatore a terra, Irene bacchetta con stile e discrezione chi dovrebbe offrire ai propri clienti un'esperienza indimenticabile, invitandoli a riconsiderare la gestione dell'albergo e a organizzarlo in modo migliore. Proprio come farà con la sua vita, in cui persevera determinata a bastarsi.
Almeno fino a quando non incontra una donna che come lei viaggia sola, affetta dal suo stesso nomadismo. Le parole e le teorie dell'antropologa, conosciuta ammollo in una spa, abbassano le sue difese, interrompendo la gestualità rituale e precipitandola nel 'disordine'. E in quel disordine Viaggio sola rivela la sua originalità, scartando i cliché della commedia sentimentale come un cliente occasionale di un albergo esotico devierà il desiderio per Irene, corteggiata davanti a un bicchiere di vino servito intempestivamente. L'esecutrice intransigente ha un punto debole nella solitudine a cui fa da contrappunto la vita 'familiare' della sorella, moglie e madre dentro il quotidiano. Vivere negli interstizi rende difficile entrare in intimità con l'altro, stringere relazioni autentiche, nutrire un sentimento ma d'altra parte l'umano non può godere di tutto, non può avere tutto, non può essere tutto.
Quello che caratterizza Irene è l'esperienza del limite e quello che intende il bel film della Tognazzi è la capacità di misurarsi con quel limite e con la propria solitudine, la capacità di restare soli, la capacità di accettarlo.
Il senso del film vive tutto negli occhi e nel portamento di Margherita Buy che fa del suo corpo il paradigma di una possibile modernità del femminile.

"Effetti collaterali" di Steven Soderbergh
Emily Taylor è una giovane donna, esaurita dalla depressione. Ora che il marito Martin è finalmente fuori di prigione, dovrebbe lasciarsi il buio alle spalle ma il suo stato emotivo peggiora invece ulteriormente, fino a spingerla sull'orlo del suicidio. Inizia così il rapporto con il dottor Banks, psichiatra di successo, con le pillole e i loro effetti collaterali, blackout compresi. Un giorno, Martin viene trovato esanime in casa, pugnalato a morte. Le tracce conducono alla moglie ma lei non ricorda nulla.
Prosegue il viaggio di Steven Soderbergh all'interno dei generi. Dopo aver paventato un possibile ritiro dall'attività registica, il regista sembra aver ritrovato nuovo vigore. Stavolta torna ad esplorare territori più classici giocando con le convenzioni del thriller con un film che risente fortemente della matrice hitchcockiana e delle teorie sulla suspence enunciate dal maestro inglese in opere come Il sospetto o L'ombra del dubbio.
Rispetto allo stile minimal di alcuni dei precedenti lavori Effetti collaterali si distingue per la cura formale e l'ottima confezione con il regista che, come in passato, firma fotografia e montaggio in prima persona usando gli pseudonimi dei genitori. Un contributo fondamentale proviene anche dalle interpretazioni degli attori, in particolare da Jude Law che, da un certo punto in poi, si trova a sostenere il peso del racconto quasi interamente sulle proprie spalle.
Il risultato è un film perfettamente riuscito, dove la tensione si
mantiene alta, l'adrenalina scorre e il pubblico si diverte. Il messaggio è chiaro: non è il cinema che si fa giornalismo d'inchiesta, denunciando i complotti e gli affari dietro le cure del bene più fragile e insondabile, e cioè l'anima, ma, all'esatto contrario, è la perversione della società e della cronaca che si offre al cinema come occasione perfetta, sfaccettata ed intrigante per raccontarla.

"Miele" di Valeria Golino
Miele narra la storia di Irene, una ragazza di trent'anni che ha deciso di aiutare le persone che soffrono: malati terminali che vogliono abbreviare l'agonia, persone le cui sofferenze intaccano la dignità di essere umano. Un giorno a richiedere il suo servizio è un settantenne in buona salute, che ritiene semplicemente di aver vissuto abbastanza. L'incontro metterà in discussione le convinzioni di Irene e la coinvolgerà in un dialogo serrato lungo il quale la relazione tra i due sembrerà infittirsi di sottintesi e ambiguità affettive.
Dopo una lunga carriera internazionale che l’ha vista recitare al fianco di grandi attori - uno per tutti Tom Cruise, con il quale ha recitato in Rain Man - Valeria Golino, modella e attrice con quasi 70 film all’attivo ha scelto per il suo esordio dietro la macchina da presa di ispirarsi al romanzo di Mauro Covacich "Vi perdono", pubblicato con lo pseudonimo di Angela del Fabbro. Covacich inizialmente si era detto scettico alla produzione cinematografica, non per poca fiducia nella Golino regista, ma per il timore di dover fare i conti con i propri fantasmi impressi su carta e ora mostrati sul grande schermo, salvo poi riconoscere, dopo aver visto i primi minuti di montato, che il film è riuscito a rappresentare l’atmosfera del libro, utilizzando anche i luoghi descritti nelle pagine grazie a un lavoro certosino del location manager e ai suggerimenti velatamente espressi da Covacich stesso nel suo romanzo. Il film, che segna anche l’esordio come produttore del compagno della Golino Riccardo Scamarcio è stato selezionato dal Festival di Cannes dove concorrerà nella sezione "Un Certain Regard".


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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