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Cultura > Film > 16 Aprile 2013

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Cinemazero: la programmazione in sala dal 18 al 24 aprile

"Nella Casa" di François Ozon (locandina film)

Pordenone (PN) - La programmazione settimanale nelle sale di Cinemazero fino al 24 aprile 2013.

GIOVEDÌ 18 APRILE 2013
SalaGrande 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 17.30 - 19.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaPasolini 21.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaTotò 17.00-19.00-21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

VENERDÌ 19 APRILE 2013
SalaGrande 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 19.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaPasolini 17.30 - 21.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaTotò 17.00 - 19.00 IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy
SalaTotò 21.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato

SABATO 20 APRILE 2013
SalaGrande 18.00 - 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 17.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaPasolini 19.30 - 21.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaTotò 17.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato
SalaTotò 19.00 - 21.00 IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy

DOMENICA 21 APRILE 2013
SalaGrande 16.00-18.00-20.00-22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 15.30 - 19.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaPasolini 17.30 - 21.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaTotò 15.00 - 17.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato
SalaTotò 19.00 - 21.00 IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy

LUNEDÌ 22 APRILE 2013
SalaGrande 20.45 SERATA CAI - A pochi metri dalla cima
SalaPasolini 17.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaPasolini 19.30 - 21.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaTotò 18.00 - 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon

MARTEDÌ 23 APRILE 2013
SalaGrande 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 17.30 - 19.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaPasolini 21.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaTotò 17.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato
SalaTotò 19.00 - 21.00 IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy

MERCOLEDÌ 24 APRILE 2013
SalaGrande 20.00 - 22.00 NELLA CASA di François Ozon
SalaPasolini 17.30 - 19.30 TRENO DI NOTTE PER LISBONA di Bille August
SalaPasolini 21.30 LA CITTA IDEALE di Luigi Lo Cascio
SalaTotò 17.00 IL VOLTO DI UN’ALTRA di Pappi Corsicato
SalaTotò 19.00 - 21.00 IL FIGLIO DELL’ALTRA di Lorraine Lévy
ZANCANARO-SACILE 21.00 CI VUOLE UN GRAN FISICO di Sophie Chiariello.


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"Nella Casa" di François Ozon
Il cinquantenne Germain (Fabrice Luchini) è professore di letteratura presso il Liceo Flaubert in una cittadina francese. È un docente competente, ma è anche uno scrittore mancato perché carente di talento, sposato con Jeanne (Kristin Scott Thomas). All'inizio dell'anno scolastico Germain viene favorevolmente impressionato dalla qualità dell'elaborato del sedicenne Claude (Ernst Umhauer), un bel ragazzo di umili origini, che sembra timido. Il testo, fluido e sottilmente sarcastico, racconta l'amicizia con Rapha (Bastien Ughetto), un compagno di classe che ha suscitato il suo interesse perché appartiene a una famiglia borghese, apparentemente "perfetta". Ciò che intriga Germain e Jeanne (coinvolta dal marito) è la chiosa finale del tema: 'continua'. Affascinato dallo spirito di osservazione dello studente, Germain lo stimola a continuare a scrivere. Claude si insinua abilmente in seno alla famiglia del compagno, e diventa un habitué nella bella villetta. Quindi, settimanalmente, consegna a Germain le puntate di un'avvincente cronaca voyeuristica in cui descrive i dettagli "sorprendenti" di quel contesto. Dagli episodi narrati (e mostrati visivamente) emergono i problemi lavorativi del padre di Rapha (Denis Ménochet), un impiegato entusiasta della Cina e amante del basket, che pratica con il figlio, ma anche l'attrazione (fantasie e atti) di Claude nei confronti di Esther, la madre dell'amico (Emmanuelle Seigner), una donna molto attraente, interessata unicamente alla decorazione di interni. I racconti di quella intimità "normale" (e le imprevedibili svolte del plot) appassionano Germain che sviluppa una stretta relazione con l'allievo che, a sua volta, ne è lusingato. Il professore corregge la prosa dello studente, ma lo consiglia anche su come agire praticamente e ne diventa complice di intrighi, affinché la storia narrata continui. Una vicenda scandita da un ritmo teso e seducente fino al magnifico finale.
È una commedia drammatica, spiritosa e intelligente, che si sviluppa come un thriller con risvolti dark più che inquietanti. Scritta dallo stesso regista con uno stile incisivo e con dialoghi taglienti, adatta brillantemente "El chico de la última fila", una pièce teatrale del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga. Ozon ripropone la sua abilità nel far emergere aspetti infausti da situazioni apparentemente ordinarie. All'inizio del film realtà e finzione appaiono ben distinte, ma poi, progressivamente, tutto si mescola e si confonde, in un gioco di apparenze e di macchinazioni divertenti e sinistre, con una perfetta combinazione di suspence e intrattenimento, anche grazie alle magnifiche performances di tutti gli attori. È evidente il riferimento a temi e suggestioni di altri maestri: in primis Chabrol e Buñuel, ma anche Rohmer e Haneke. In realtà Ozon riflette sul processo di immaginazione e di creazione narrativa. Il rapporto fra Germain e Claude evoca la manipolazione dello scrittore nei confronti del lettore o quella (reciproca?) dell'editore verso l'autore o del produttore verso il regista. In effetti il regista ha dichiarato di aver voluto sfruttare una chance per parlare indirettamente delle problematiche del suo lavoro, collocando lo spettatore all'interno del processo artistico.

"La città ideale" di Luigi Lo Cascio
Michele Grassadonia è un ecologista sensibile e integralista. Architetto palermitano, ha lasciato la Sicilia per la Toscana, dove abita quella che lui considera la città ideale, Siena. Inviso ai colleghi, vive solo in un appartamento spartano, dove sperimenta energie alternative. Una sera di pioggia tampona un'ombra e finisce contro un'automobile parcheggiata. Qualche chilometro dopo rinviene il corpo di un uomo riverso sull'asfalto. Chiamati i soccorsi, viene interrogato dalla polizia stradale sull'accaduto. La macchina ammaccata e alcune sfortunate circostanze, convincono gli agenti della colpevolezza del Grassadonia, che da soccorritore diventa indagato. È l'inizio di un'avventura paradossale e di una ricerca angosciata della verità.
Si respira l'aria di impegno civile del cinema di Francesco Rosi e l'indignazione e la tensione morale di Leonardo Sciascia nell'opera prima di Luigi Lo Cascio, attore autore che, alla maniera del personaggio che lo ha reso celebre (il Peppino Impastato di Marco Tullio Giordana), sogna di cambiare il mondo e di renderlo meno ingiusto e più pulito. Per questa ragione scrive e interpreta Michele Grassadonia, un uomo che crede nel valore dell'impegno civico e nella solidarietà sociale. Sempre dimesso, sempre gentile e alla ricerca della parola bella e appropriata, il protagonista viene precipitato in un incubo giudiziario che gli aliena amici e cittadini. Emarginato e diffamato, scoprirà a sue spese che la città ideale nasconde mostri dall'aspetto normale.
Con uno stile secco e asciutto, Lo Cascio svolge un tema robusto, denunciando l'incoscienza civile, le derive giudiziarie, i contratti sociali fondati sulla connivenza, l'indifferenza e la mancanza di pudore. La città ideale, con singolare forza simbolica, mette in schermo il trauma di chi si sente e si vuole 'diverso' rispetto alla cultura diffusa e condivisa da tutti.

"Il volto di un'altra" di Pappi Corsicato
Bella è la conduttrice bionda e fatale di un popolare programma televisivo di chirurgia estetica. Sposata a Renè, un chirurgo plastico che 'opera' nella stessa trasmissione, gestisce una clinica di bellezza e vive all'ombra del suo successo, Bella viene licenziata. La sua faccia come il suo show non funzionano più per i produttori e per il pubblico. Furiosa per l'affronto subito, Bella sale in macchina e infila con la strada un singolare destino. Colpita al volto da un vaso sanitario smesso e precipitato da un furgone, la donna è soccorsa da Tru Tru, addetto all'impianto fognario con l'ambizione della musica. L'incidente si rivela presto un felice accidente che potrebbe rilanciare il suo volto e la sua carriera. In combutta col marito, comunica di essere rimasta orrendamente sfigurata e di sottoporsi in diretta a un intervento che le ricostruirà un volto nuovo, con cui riprendersi la popolarità. Ma Tru Tru scopre presto l'inganno, reclamando una fetta del 'risarcimento'. Tutto è pronto per andare in onda quando Bella origlia una verità amara che (forse) le cambierà l'anima.
Dopo Il seme della discordia, Pappi Corsicato realizza una commedia nera ugualmente allegorica, piena di riferimenti alti e pop e solo apparentemente almodovariana. Perché diversamente dal regista spagnolo, che con "La pelle che abito" cambiava letteralmente faccia al suo cinema, evidentemente in transizione, Corsicato cerca la verità di un volto sotto la vernice del divertissement. Combinando di nuovo il basso con l'alto dentro un luogo geografico indefinito, Il volto di un'altra mette in scena il narcisismo dell'apparizione, che abbaglia i protagonisti e lo spettatore in ansia da prestazione. Più accessibile, almeno a una prima lettura, Il volto di un'altra non rinuncia all'iperrealismo, alle cromie accese, all'esuberanza surreale, mescolando i codici di genere e denunciando i falsi prestigi dell'io. La Bella di Laura Chiatti è il modello (in)arrivabile a cui aspirano i mortali, convenuti al suo capezzale per farsi (ri)prendere la vita e dissiparla nel godimento più ottuso.

"Treno di notte per Lisbona" di Bille August
Ogni mattina, il professor Raimund Gregorius si reca nella scuola di Berna dove insegna. Ma una mattina riscrive per sempre il suo percorso: una ragazza disperata è in procinto di buttarsi da un ponte ed è proprio Raimund a fermarla prima che sia troppo tardi. La ragazza scappa, ma lascia dietro di sé un libro e un biglietto ferroviario per Lisbona. Raimund, spinto dal bisogno di cambiamento e da un’improvvisa sete di avventura, sale sul treno e, una volta in Portogallo, si mette sulle tracce dell’autore del libro, Amadeu de Prado, medico e membro della resistenza che si oppose al regime di Salazar. Nasce e si svolge all’insegna del travestimento, e dunque del falso, questo film di Bille August, che traduce sullo schermo un romanzo best-seller nei paesi di lingua tedesca firmato da Pascal Mercier, nom de plume di Peter Bieri.

"Il figlio dell'altra" di Lorraine Lévy
Joseph Silberg è un ragazzo israeliano che vive spensierato i suoi pochi anni e il suo sogno di scrivere canzoni, da cui lo separa il servizio di leva obbligatoria nell'esercito. Figlio di un'ufficiale e di una dottoressa che lo amano incondizionatamente, scopre durante la visita militare che il suo gruppo sanguigno non è compatibile con quello dei genitori. Scambiato diciotto anni prima con Yacine Al Bezaaz, palestinese dei territori occupati della Cisgiordania, Joseph è sconvolto e confuso. La rivelazione getta nel caos le rispettive famiglie che provano a incontrarsi e accorciare le distanze culturali. Ma le 'questioni politiche' hanno la meglio sul buon senso e sui padri, che finiscono per rinfacciarsi in salotto il dolore dei rispettivi popoli. Rifugiatisi in giardino, Joseph e Yacine provano a interrogarsi sulla loro identità e sul loro destino. I loro incontri si faranno sempre più frequenti, fino a quando non decideranno di entrare l'uno nella famiglia dell'altro, frequentando la vita che avrebbero dovuto vivere e rientrando in quella che gli è capitato di vivere.
Privilegiando un equilibrio (anche estetico) politicamente corretto, Il figlio dell'altra sceglie la forma del dramma familiare per raccontare la questione israelo-palestinese. Diretto da Lorraine Lévy, francese di origine ebraica, Il figlio dell'altra è un film di soglie e di confini, che riflette sulla stratificazione complessa dei rancori accumulati dalla Storia. Scambiando letteralmente le esistenze di due bambini, la regista produce l'occasione, per occupati e occupanti, di osservare, vedere e magari anche capire l'altro, uscendo dal "cul de sac" in cui il mondo pare essersi infilato. Ebreo cresciuto da palestinesi Yacine, palestinese cresciuto da israeliani Joseph, i due giovani protagonisti vivono al di là e al di qua di un confine odioso, alimentato dalla paranoia e dai pregiudizi che ogni divisione, muro o recinto porta con sé.
Di quel confine, Il figlio dell'altra dice pure e sinceramente l'inalienabile necessità, raccontando l'intimità, la tradizione, la casa, la terra, la speranza. Se i padri dei giovani protagonisti sembrano irriducibili a qualsiasi apertura, almeno nei loro primi incontri, le madri colgono veramente l'opportunità nello scambio e accolgono il figlio dell'altra (il figlio biologico cresciuto dall'altra), indicando l'amore come possibile via di uscita da una condizione paradossale. In mezzo ci sono due ragazzi che gettano il cuore al di là dell'ostacolo e di una riga tracciata idealmente su una carta geografica. Nella realtà quella linea si traduce in un check point, una barra che interrompe una strada, che separa due popoli, che determina due destini.
Da una parte i territori occupati dall'esercito israeliano, dall'altra Israele, da una parte gli ebrei, dall'altra gli arabi, da una parte un ritorno alla propria terra, dall'altra una conquista della propria terra. Una duplice versione che ha condotto alla tragedia. Tragedia che Joseph e Yacine possono correggere, vivendo al meglio la vita dell'altro.

"Ci vuole un gran fisico" di Sophie Chiariello
Una donna sta per compiere mezzo secolo e si sente sempre più a pezzi. Esteticamente e moralmente. Dalla famiglia che la ignora e un marito inetto fino al posto di lavoro, una profumeria, in cui il capo la mobbizza con commenti sul suo invecchiamento e minacce di licenziamento, tutto frana dentro e attorno a lei. E, tanto per gradire, è in piena menopausa e, almeno all'inizio, a nulla serve l'aiuto del suo angelo custode. Ma la sua protagonista, pur fragile e vessata, è determinata e proverà a reagire.
Attori più che diligenti nelle loro interpretazioni.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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