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Notizie > AttualitĂ  > 12 Aprile 2013

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Danza e musica della Val Resia si candidano a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco

Val Resia

Udine (UD) - Danza e musica resiane patrimonio immateriale dell’Unesco: cioè di tutti noi e dell’intero pianeta. Da questa considerazione prende ufficialmente avvio, per iniziativa del Comune di Resia, la richiesta di salvaguardia del Patrimonio Immateriale dell'UNESCO per la danza e la musica resiana, illustrata nel corso di una conferenza stampa dall’assessore alla Cultura del Comune di Resia Cristina Buttolo, dal coordinatore dell’iniziativa Vanni Treu, dall’antropologo Stefano Morandini, dall’etnomusicologo Roberto Frisano e dal violinista e musicologo Giulio Venier.

Nel patrimonio musicale della Val Resia affondano le radici più salde e più vive della cultura e delle tradizioni resiane: quel comune sentire di "fratellanza" che riecheggia dalle note della zitira e della bunkula. L'amministrazione comunale di Resia, consapevole del valore e della portata di questo prezioso patrimonio, ha enucleato la richiesta di tutela Unesco coinvolgendo due gruppi storici - il Gruppo Folcloristico Val Resia e il Coro Monte Canin – insieme ad operatori, esperti e cultori del territorio, impegnati innanzitutto nella documentazione della tradizione legata a musica e danza resiane, che andrà a comporre il dossier da presentare all’Unesco per ottenerne ufficialmente la tutela. Nel febbraio 2011 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva riconosciuto di interesse nazionale sia il Gruppo Folkloristico Val Resia, la cui nascita si fa risalire al 1838 - preposto a divulgare le musiche e le danze tipiche di questa valle - sia il coro “Monte Canin”, nato nel 1971 per trasmettere il patrimonio della lingua, delle tradizione, dei canti della Val Resia, tramandate oralmente di generazione in generazione da tempo immemorabile.

Dal 2011 ad oggi sono state effettuate videoregistrazioni di canti tradizionali e manifestazioni danzanti, di eventi spontanei, di feste e di appuntamenti tradizionali, e registrazioni di sonate che hanno coinvolto tutta la popolazione e sono state arricchite da interviste ad anziani e a musicisti della Val Resia. Tutto questo materiale prodotto, debitamente catalogato e custodito nell’archivio dell’Ecomuseo di Val Resia, permetterà di integrare il vastissimo patrimonio culturale raccolto dai ricercatori nel tempo. Nel corso del 2013 gli esperti saranno impegnati nel completamento della ricerca e documentazione necessarie alla candidatura UNESCO, per il coordinamento dell’antropologo visuale Stefano Morandini e dell’ etnomusicologo Roberto Frisano. La catalogazione si avvarrà della scheda ministeriale sui beni immateriali (Beni demoetnoantropologici immateriali). Il supporto tecnico-informatico verrà garantito dal Centro regionale di Catalogazione e Restauro, sotto la guida della dottoressa Franca Merluzzi. Nei prossimi mesi la Val Resia continuerà a essere un laboratorio di ricerca, come lo è già stato fin dall’inizio del secolo scorso, per monitorare e schedare attraverso tecnologie visuali gli ambiti della tradizione che poi diventeranno funzionali all’iter di riconoscimento come patrimonio immateriale dell’Unesco.

«A Resia ci troviamo in un momento storico delicatissimo, in cui il patrimonio culturale immateriale e il patrimonio naturale sono minacciati di distruzione non soltanto dalle cause tradizionali di abbandono della montagna, ma anche dall’evoluzione della vita sociale ed economica che non consentono più una relazione spontanea – ha spiegato il sindaco di Resia Sergio Chinese, in una memoria scritta fatta realizzata per la presentazione della candidatura - Per questo l’amministrazione comunale è convinta che i beni del patrimonio culturale immateriale resiano siano di interesse eccezionale ed esigano una loro preservazione come elementi del patrimonio mondiale dell’umanità. La diversità delle espressioni culturali, inclusa la diversità delle espressioni culturali tradizionali, è fattore centrale affinchè gli individui e i popoli possano esprimersi e scambiare con altri le proprie idee e i propri valori. La cultura così come la lingua resiana, compresa per intero nel solo territorio del Comune di Resia, è unica ed inconfondibile ed in conseguenza dell'isolamento ha mantenuto caratteristiche peculiari non riscontrabili in alcuna altra porzione del territorio nazionale. Una realtà tanto particolare e rara che aveva suscitato l’interesse di insigni ricercatori e studiosi di tradizioni popolari già a partire dalla fine del 1700: la cultura resiana è infatti connotata da una lingua slavo-arcaica unica, distinta da qualsiasi altro idioma, mantenuta e trasmessa storicamente per sola tradizione orale; da una musica peculiare ed esclusiva che non trae omologie in altre zone vicine e nemmeno lontane; da una tipologia di ballo unica, senza riscontro altrove; da un patrimonio di cultura e tradizioni esclusivo, assolutamente non rintracciabile fuori dalla Valle».

La candidatura UNESCO per musica e danza resiane è sostenuta anche da una recente e clamorosa riscoperta, quella del manoscritto musicale "Un voyage à Résia" curato dall'associazione "Sergio Gaggia" di Cividale ed edito dall’Associazione Musicale Italiana di Lucca. Si tratta del resoconto del viaggio di ricerca sul campo compiuto in Val Resia nel 1883 da Ella von Schultz Adaïewsky, alla scoperta della musica del popolo che vi abita. Il manoscritto è stato pubblicato in edizione critica, per mezzo di una trascrizione che ne ha preservato in dettaglio tutti gli interventi che l’autrice vi apportò in momenti successivi, e in traduzione in italiano: la critica musicale internazionale ha considerati questo ritrovamento come un’importante pietra miliare per la conoscenza, lo studio e la salvaguardia della musica resiana, in rapporto al patrimonio e alla cultura musicale del nostro tempo.

A sostegno della candidatura Val Resia patrimonio Unesco per il patrimonio immateriale di Musica e Danza sarà costituito nelle prossime settimane un Comitato in cui rientreranno naturalmente i rappresentanti delle amministrazioni di Val Resia, oltre ad esperti, musicologi, etnologi e personalità della cultura locale e internazionale. Fra le primissime adesioni quella del musicologo Quirino Principe, mentre hanno confermato la loro adesione i relatori presenti all’incontro - i musicologi Roberto Frisano e Giulio Venier, con l’etnologo Stefano Morandini - e si è menzionata l’adesione del saggista e docente di etnomusicologia dell’Università di Torino Febo Guizzi, che ha curato e approfondito la ricostruzione del ritrovamento del manoscritto "Un voyage à Résia". E intanto e’ gia’ scattato il sostegno delle realta’ culturali Fvg: Folkest sara’ partner di un progetto di laboratori musicali in Val Resia, e inoltre Css, Euritmica, Cramars Tolmezzo, il Teatro Miela e il festival Vicino/Lontano hanno anticipato il loro supporto alla candidatura di Val Resia.

«La presentazione dell’avvio della procedura di ricerca e catalogazione – ha evidenziato l’antropologo Stefano Morandini - vuole essere un momento di autoriflessione per la comunità resiana, ma anche di costruzione di una più larga “comunità d’intenti” in grado di sostenere, ognuno per i propri livelli istituzionali, il riconoscimento e la specificità della musica e della danza della Val Resia».

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LE STRAORDINARIE PECULIARITA’ DELLA MUSICA RESIANA

Parlare di Val Resia significa evocare immagini inconfutabili di tipicità paesaggistica e culturale: lingua, tradizioni, storia, cronache, favole, identità culturale e religiosa si incrociano nel Dna del comprensorio e della popolazione che, di generazione in generazione, ha custodito e tramandato amorevolmente l’essenza stessa della resianità. Le tradizioni secolari della Val Resia sono rimaste intatte grazie alla musica: quella suonata con soli due strumenti: violino (zitira) e violoncello (bunkula), il cui insegnamento si tramanda ancora da padre in figlio, anche se l’insegnamento della musica tradizionale è finalmente approdato nelle locali scuole elementari e medie ed è incluso nel piano dell’offerta formativa.

Tratto distintivo e senza dubbio caratterizzante della musica resiana è la ritmicità della melodia: per i violinisti della Valle è normale seguire un tempo dispari di 5/4 o di 2+3/4, o una alternanza di misure di 2/4 e 3/4. «Anzi, per i musicisti resiani le melodie “strane” sono quelle regolari - spiega il musicologo e violinista Giulio Venier - La tradizione violinistica resiana si è sviluppata per generazioni attraverso tutto il medioevo, prima ancora che nascesse il violino moderno, mantenendo caratteri autonomi e originali insieme con elementi propri della stessa storia della musica. In primis lo straordinario accompagnamento a “bordone” che la Bunkula, cello a tre corde suonato senza essere tastato, opera in tutte le danze e che sembra evocare i suoni delle cornamuse o delle trombe marine di usanza medioevale».

«La musica e la danza resiane, espressioni tra loro vincolate per funzionalità reciproca, sono sicuramente uno dei fenomeni tradizionali di maggior rilievo nel panorama popolare italiano – sottolinea il musicologo Roberto Frisano - Fenomeno assolutamente rimarchevole è il valore identitario che essa assume per i resiani, così come di estremo interesse per i ricercatori sono i meccanismi di trasmissione dei saperi musicali e del repertorio che avvengono ancora in forma esclusivamente orale, senza ausilio di scrittura. La musica resiana è funzionale alla danza ed è dunque parte di un sistema espressivo che da tempo si svolge con identiche modalità: la musica impiega moduli melodici ripetuti su due livelli di registro (acuto e grave) cui corrispondono, nella danza, sezioni di fronteggiamento oppure di scambio di posizione della coppia. Se è ovviamente facile riconoscerla di primo acchito, ad orecchi ed occhi esperti la musica-danza resiana di oggi mostra leggeri ma inevitabili segni di trasformazione. Incidono, in questo senso, le diverse condizioni di consumo musicale e le attuali occasioni di svago-divertimento collettivo della comunità certamente mutate rispetto a un tempo. Preservare quindi la musica-danza resiana nella sua dimensione più pura, senza per questo cadere nell’errore di farne un oggetto da museo, è oggi un impegno da assumere senza esitazione, attraverso azioni molteplici come l’organizzazione di forme di documentazione tecnologicamente aggiornate e condivisibili, lo stimolo alla pratica collettiva, l’incremento delle forme di “insegnamento” e il recupero di particolarità esecutive o di frammenti di repertorio che potrebbero andare perduti».

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