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Cultura > Film > 12 Febbraio 2013

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Cinemazero: la programmazione in sala dal 14 al 20 febbraio

"Zero Dark Thirty" di Kathryn Bigelow (locandina film)

Pordenone (PN) - La programmazione nelle sale di Cinemazero Pordenone e al Teatro Zancanaro di Sacile fino a mercoledì 20 febbraio.

GIOVEDÌ 14 FEBBRAIO 2013
SalaGrande, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini, 16.15 - 21.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaPasolini, 18.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaTotò, 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant

VENERDÌ 15 FEBBRAIO 2013
SalaGrande, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini 17.30 - 19.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaPasolini, 21.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaTotò, 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant

SABATO 16 FEBBRAIO 2013
SalaGrande, 15.45 - 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini, 16.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaPasolini, 19.30 - 21.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaTotò 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant
ZANCANARO-SACILE, 19.30 - 21.30, QUELLO CHE SO SULL’AMORE di Gabriele Muccino

DOMENICA 17 FEBBRAIO 2013
SalaGrande,14.45 - 16.45 CZ KIDS HOTEL TRANSYLVANIA di Genndy Tartakovsky
SalaGrande, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini, 15.30 - 18.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaPasolini, 21.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaTotò, 15.00-17.00-19.00-21.00, PROMISED LAND di Gus Van Sant
ZANCANARO-SACILE 15.00 - 17.00, LA COLLINA DEI PAPAVERI di Goro Miyazaki
ZANCANARO-SACILE, 19.00 - 21.00, QUELLO CHE SO SULL’AMORE di Gabriele Muccino

LUNEDÌ 18 FEBBRAIO 2013
SalaGrande riposo
SalaPasolini, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaTotò, 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant

MARTEDÌ 19 FEBBRAIO 2013
SalaGrande, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini 17.30 - 19.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaPasolini, 21.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaTotò, 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant

MERCOLEDÌ 20 FEBBRAIO 2013
SalaGrande, 18.45 - 21.45, ZERO DARK THIRTY di Kathryn Bigelow
SalaPasolini, 17.30 - 19.30, VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò
SalaPasolini, 21.30, LES MISÉRABLES di Tom Hooper
SalaTotò, 16.45 - 19.00 - 21.15, PROMISED LAND di Gus Van Sant
ZANCANARO-SACILE, 21.00, BUON ANNO SARAJEVO di Aida Begic.


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"Zero Dark Thirty" di Kathryn Bigelow
La caccia ad Osama Bin Laden è stata la missione che più ha impegnato l’America contemporanea, nel corso di un decennio abbondante e di due mandati presidenziali, e che più l’ha esposta, in termini di promesse e vendette, all’interno dei suoi confini e al cospetto del mondo intero. Questa è la storia di Maya, giovane ufficiale della CIA, armata d’intuito e di una determinazione dura a morire, che non si è lasciata fermare dai giochi di potere né dalle indecisioni o dallo scetticismo dei superiori ed è riuscita nell’impresa storica di trovare l’ago che pareva svanito nel nulla all’interno di uno dei pagliai più fitti, complessi e lontani dagli uffici di Washington che si potessero immaginare. Al di là del successo nel raccontare una storia nota con una tensione che non dà tregua, e oltre una regia di massima precisione, come un’arma intelligente guidata però da una mano umana scaldata dalla passione, c’è una considerazione banale nella sua evidenza che fa di Zero Dark Thirty un film raro e imperdibile: tanto nella ricostruzione quasi documentaristica dei metodi di lavoro dell’Intelligence, delle dinamiche maschili al suo interno, della solitudine al femminile, dell’impegno visivo, strategico e linguistico che ne sono parte integrante e che occupano per intero la prima parte del film, quanto nella grande sequenza dell’azione e nella difficile chiusura, non c’è nulla che manchi al film né nulla che sia di troppo. Non è una questione di realismo, ma una misura tutta interna all’opera, ottenuta con gli strumenti della scrittura e della messa in scena e i tempi del montaggio, che lo rende magnificamente esauriente e mai esondante.

"Viva la libertà" di Roberto Andò
Il segretario del principale partito d'opposizione è in crisi. I sondaggi per l'imminente competizione elettorale lo danno perdente. Una notte, dopo l'ennesima contestazione si dilegua senza lasciare tracce. Negli ambienti istituzionali e del partito fioccano le illazioni, mentre la sua eminenza grigia e la moglie Anna continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga. È Anna a evocare il fratello gemello del segretario - un filosofo geniale, segnato dalla depressione bipolare - ipotizzando un progetto che ha la trama di un pericoloso azzardo. Il cinema è in grado di utilizzare il soggetto politico in molti modi diversi. Può usare il linguaggio allegorico e rappresentativo di Paolo Sorrentino e la costruzione storica più dettagliata di Marco Tullio Giordana, oppure, ed è ciò che fatto abilmente Roberto Andò trasponendo il suo stesso romanzo, scegliere di abitare una sottile linea di mezzo in cui la leggerezza e la speranza innovano la materia senza privarla della sua importanza.

"Promised Land" di Gus Van Sant
Steve Butler, con un passato trascorso in campagna, è ora un agente in carriera di una grossa compagnia, la Global, che lo invia insieme a una collega a McKinley, una cittadina rurale. Il loro compito consiste nel convincere gli abitanti a cedere i loro terreni perché vi possano avvenire trivellazioni allo scopo di ricavarne gas naturale. Si prevede che, stretti dalla morsa della crisi, molti non avranno difficoltà a cedere le loro proprietà ma il compito si presenta invece meno semplice di quanto prospettato. Anche perché entra in gioco Dustin Noble, un attivista ambientale apparentemente intenzionato a impedire il successo della compagnia per cui Butler lavora. L'incipit del film, composto da insistiti campi lunghi sulle campagne popolate di fattorie, sui prati appena falciati delle bianche casette di periferia tutte uguali, tutte con la loro brava bandiera a stelle e strisce che sventola pigramente, introduce fin da subito uno dei due protagonisti del film: la comunità. D’altra parte La terra promessa di biblica memoria è quella stessa provincia rurale americana, povera, disperata e tradita dal governo cantata dal Boss e prima di lui da John Steinbeck. Anche stavolta il sogno americano si infrange di fronte a una manciata di promesse e a un po' di soldi che costringono a svendere la memoria del passato, cancellando per sempre la possibilità delle generazioni future di restare là dove sono nate.

"Les Miserables" di Tom Hooper
Toulon, 1815. Jean Valjean è il prigioniero numero 24601, condannato a diciannove inverni di lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane sfamando un nipote affamato. Rilasciato a seguito di un'amnistia prova a ricostruirsi una vita e una dignità nel mondo, nonostante gli avvertimenti e le intimidazioni
di Javert, integerrimo secondino della prigione convinto che un ladro non possa che perseverare nel male. Dopo aver dato voce al re (Il discorso del re), Tom Hooper dà voce ai miserabili di Victor Hugo, affrancandoli col canto dallo stato di minorità in cui versano. Se dal conflitto nasce il dramma de Les Misérables, dal confronto tra Hugh Jackman e Russell Crowe si produce un'epica polarità che si imprime sulla retina, che fa sussultare, trattenere il fiato, richiedendo allo spettatore una partecipazione assoluta e senza condizioni. Tom Hooper da par suo vivifica la storia di Victor Hugo lavorando sulle coordinate espressive dell'inquadratura, arricchendo e complicando una sintassi articolata sul campo e controcampo, come vuole un film quasi totalmente incentrato su due uomini (in)conciliabili che si è guadagnato ben 8 nomi- nation agli Oscar.

"La collina dei papaveri" di Goro Miyazaki
La lotta intrapresa da un collettivo di studenti. Sono estranei ma presto si scopriranno uniti da un segreto più grande e più vecchio di loro. Il secondo lungometraggio di Goro Miyazaki è un film sull'amore e sulla contestazione giovanile con un'anima romantica e un abito quasi melodrammatico perché è proprio di questo che tratta: di un nuovo inizio che però non vuole dimenticare la tradizione in una delicata ed emozionante storia d'amore.

"Quello che so sull'amore" di Gabriele Muccino
George Dryer è un ex calciatore costretto da un infortunio a lasciare prematuramente il campo e la carriera. Dopo aver confezionato donne e trofei, dopo un figlio e il naufragio del proprio matrimonio, George prova a inventarsi una nuova vita. E' innegabile che Muccino, amato o criticato, sia dotato di uno stile con cui riesce ad utilizzare la macchina da presa per dare forma alle proprie visioni. Il suo tocco, poi, diventa inconfondibile nel modo in cui dirige gli attori e nella capacità di spingerli verso delle manifestazioni estreme della propria intimità.

"Buon anno Sarajevo" di Aida Begic
Rahima vive a Sarajevo con il fratello minore Nedim, entrambi orfani e sotto osservazione da parte dei servizi sociali. Rahima lavora, senza una paga regolare, come cuoca in un ristorante. Il fratello è vittima del bullismo di un gruppo di studenti che ruota intorno al figlio di un ministro. Parte da un tempo apparentemente lontano, ma di fatto costantemente presente, il lucido racconto dell’incancellabilità dei traumi causati da uno dei più atroci conflitti che l'umanità abbia conosciuto.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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