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Cultura > Film > 21 Novembre 2012

Cinemazero: la programmazione in sala dal 23 al 29 novembre

"Il sospetto" di Thomas Vinterberg

Pordenone (PN) - La programmazione nelle sale di Cinemazero di Pordenone fino al 29 novembre 2012.

VENERDÌ 23 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 17.15, ARGO di Ben Affleck
SalaGrande, ore 19.40 - 22.00, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaPasolini, ore 17.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaPasolini, ore 19.30 - 21.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg

SABATO 24 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 17.15, ARGO di Ben Affleck
SalaGrande, ore 19.40 - 22.00, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaPasolini, ore 17.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaPasolini, ore 19.30 - 21.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg

DOMENICA 25 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 14.45-17.15-19.40, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaGrande, ore 22.00, ARGO di Ben Affleck
SalaPasolini, ore 15.30 - 17.30 - 19.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaPasolini, ore 21.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaTotò, ore 15.00-17.00-19.00-21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg
ZANCANARO-SACILE, ore 15.00 - 17.00, L'ERA GLACIALE 4 - CONTINENTI ALLA DERIVA di Steve Martino, Mike Thurmeier
ZANCANARO-SACILE, ore 19.00 - 21.30, SKYFALL di Sam Mendes

LUNEDÌ 26 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 17.15 - 19.40 - 22.00, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaPasolini, ore 17.30 - 19.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaPasolini, ore 21.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Rama Burshtein

MARTEDÌ 27 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 17.15 - 19.40 - 22.00, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaPasolini, ore 17.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaPasolini, ore 19.30 - 21.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg

MERCOLEDÌ 28 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, ore 17.15 - 19.40 - 22.00, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaPasolini, ore 17.30 - 21.30, ALI' HA GLI OCCHI AZZURRI di Claudio Giovannesi
SalaPasolini, ore 19.30, LA SPOSA PROMESSA di Rama Burshtein
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg
ZANCANARO-SACILE, ore 21.00, TUTTI I SANTI GIORNI di Paolo Virzì
Teatro Verdi Pordenone (Spazio Due), ore 20.45, ZERORCHESTRA PLAYS AURORA di W.F. Murnau musicata dal vivo dalla Zerorchestra

GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE 2012
SalaGrande, riposo
SalaPasolini, ore 16.45 - 19.15 - 21.30, VENUTO AL MONDO di Sergio Castellitto
SalaTotò, ore 17.00 - 19.00 - 21.00, IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg.


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"Il sospetto" di Thomas Vinterberg
Tema chiave della filmografia hitchcockiana, l'innocenza è al centro dell'ultimo film di Thomas Vinterberg, attore, regista e autore del primo film dogmatico. E proprio a Festen, Il sospetto sembra guardare, procedendo in direzione ostinata ma contraria. L'ostinazione è la riunione di famiglia, se pure allargata alla comunità, un padre screditato, la critica antiborghese, lo sgretolarsi delle loro certezze e della propria credibilità; lo scarto è il punto di vista che si sposta dalle vittime incriminanti ai colpevoli incriminati. Partendo dal presupposto che i bambini dicano sempre la verità e che gli adulti gli credano sempre, Lucas diventa il capro espiatorio, il cervo sacrificabile in una battuta di caccia tante volte condivisa con gli amici, quelli che adesso lo prendono a pugni e a male parole, quelli che lo vogliono fuori dal supermercato e gli ammazzano il cane, quelli che tirano pietre e parole pesanti come macigni. Vinterberg non vuole un thriller, ma vuole che così come in quello del protagonista anche nell'animo spettatore non vi sia mai nemmeno dubbio sulla sua innocenza e sulla realtà dei fatti; è proprio per questo che la vicenda non può che gelare il sangue, non può che coinvolgere in maniera profonda perché ci spinge a soffire insieme a Lucas, ci costringe a giudicare persone che in fondo, per paura, non fanno altro che cercare di difendere i propri figli e la propria comunità; fanno quello che in fondo cercheremmo di fare tutti noi, abituati a vivere in una società che è pronta a giudicare in troppa fretta e che dà più peso al sentito dire piuttosto che a valori quali l'amicizia.

"Alì ha gli occhi azzurri" di Claudio Giovannesi
Muovendo dalla Profezia di Pier Paolo Pasolini, Claudio Giovannesi richiama fin dal titolo l'Alì del poeta, quel sottoproletariato di cui rimpiangeva l'innocenza perduta dentro un'invisibile rivoluzione conformistica. Il regista romano fa di più che pedinare un adolescente e scrivere per lui una storia d'amore contrastata di quelle predilette dal cinema italiano, che quando racconta il sentimento non può fare a meno di evocare tradimenti, adulteri, gelosie e strepiti. Alì ha gli occhi azzurri sposta di senso e di valore la crisi dell'adolescenza, in direzione di uno smarrimento universale prodotto dall'omologazione culturale e dalla mutazione antropologica, evitando il didascalismo sociologico e l'assoluzione compassionevole. Nader è figlio dei nuovi poveri, è il nuovo ragazzo di vita che abita le (stesse) periferie squallide che ridestano appetiti bestiali e ambizioni borghesi. Nader è "il barbaro imborghesito", nato dagli emigranti approdati alle 'nostre terre' dai loro paesi lontani, che pratica apatico la cultura diffusa del godimento pulsionale, chiuso su se stesso, monadico e sterile. Giovannesi, attraverso un film commosso e lirico tenuto saldamente al terreno da un piglio rigoroso e politico, svolge la vita di un ragazzo che riconosce i mostri che stanno anche dentro, dichiarando guerra a una parte di sé, rimandando (forse per sempre) un piatto di minestra e il ritorno al focolare domestico e genitoriale, incapace di nutrire correttamente il conflitto e di trasmettere la potenza generativa del desiderio. Nello sguardo di Giovannesi c'è l'orgoglio che il cinema sa dare ai suoi personaggi quando li sente veri e quando sa che il loro ruolo non si esaurisce dentro lo schermo, ma diventa necessario nel mondo che ricomincia dopo la fine del film.

"La sposa promessa" di Rama Burshtein
Opera prima di Rama Burshtein, Fill the void è un esordio a cui tributare un benvenuto sentito e meritato, per la coerenza delle scelte forti di regia e l'emozione che scorre in esso, dapprima sottile come un ruscello poi sempre più simile ad un fiume in piena, che non straripa però dagli argini di una forma stretta, rigida e adottata volontariamente. Esattamente com'è per il sentimento amoroso tra un uomo e una donna nella comunità in cui si ambienta il film, regolata da riti e precetti il cui rispetto formale è inteso in tutto e per tutto come sostanziale, e all'interno dei quali una libertà non lesiva è possibile, ma va ricercata e non è sempre facile. È di questo spazio ristretto al massimo, di cui gli interni delle case non sono che un riflesso, uno strumento, che tratta il film della Burshtein: la storia di una scelta che viene dall'alto e si trasforma in una scelta del cuore. Tutto si svolge all'interno di un contesto (non solo materiale) confinato, esotico e probabilmente realmente incomprensibile a chi non gli appartiene, ma dove l'amore, il dubbio, il desiderio, la paura e la felicità sono quelli che invece conosciamo tutti nello stesso modo, e dove non mentire a se stessi è il comandamento universale che non dovrebbe conoscere pareti divisorie. Pur raccontando dall'interno la comunità chassidica, da una distanza si direbbe nulla e sicuramente non critica, la regista sfrutta narrativamente le convenzioni religiose allo stesso modo in cui il cinema in costume sfrutta le costrizioni sociali per enfatizzare il sentimento attraverso la sua compressione forzata, e non dimentica l'umorismo nel tratteggiare le figure del contorno parentale, perché, anche se prende l'avvio da un lutto, Fill the void film è solo e soltanto un film d'amore.

"Argo" di Ben Affleck
Un'opera di sorprendente solidità, animata da un'etica di ferro e dalla capacità di fondere azione da cinema di guerra, commedia hollywoodiana e dramma storico. Nel 1979, in seguito alla fuga negli Stati Uniti dello Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi durante la rivoluzione, l'ambasciata americana di Teheran fu presa d'assalto dai rivoluzionari e i suoi impiegati sequestrati per più di 400 giorni. Sei cittadini statunitensi riuscirono a fuggire di nascosto e trovare rifugio nella residenza dell'ambasciatore canadese, il quale, a proprio rischio e pericolo, concesse clandestinamente ospitalità e supporto. Per riportare in patria i propri connazionali la CIA organizzò una missione di esfiltrazione particolarmente audace, ideata dall'esperto del campo Tony Mendez e coadiuvata da una vera produzione hollywoodiana. Basandosi su una sceneggiatura realmente acquistata dal sindacato sceneggiatori fu data l'illusione a tutti (soprattutto alla stampa, in modo che si producessero articoli in materia) che c'era l'intenzione di girare un film di fantascienza in Iran, così da poter ottenere dal Ministero della cultura iraniano il permesso di entrare ed uscire dal paese e, nel fare questo, poter portare via i sei ospiti dell'ambasciatore canadese spacciandoli per maestranze del film. Sulle basi di questa vera storia Ben Affleck orchestra un film che forza la realtà dei fatti quanto serve per creare tensione e suspense ma non manca mai di rimarcare gli elementi di veridicità e di confinare in maniera netta le licenze cinematografiche.

"Venuto al mondo" di Sergio Castellito
Gemma, dopo molti anni di assenza torna a Sarajevo, portando con sé il figlio Pietro. L'occasione è l'invito che le ha fatto Gojko, poeta estroverso e un tempo sua guida in Bosnia, per una mostra fotografica sulla guerra. Gemma proprio in Bosnia, prima dell'inizio del conflitto, aveva conosciuto Diego per il quale aveva mandato all'aria il proprio matrimonio. Da Diego però Gemma, per un suo difetto fisico, non aveva potuto avere figli. Ma il desiderio era così forte da spingerla ad accettare che il marito procreasse con un'altra donna disposta poi a cedere il neonato. Castellitto racconta una storia di grandi passioni e grande crudeltà a ciglio asciutto senza voler spingere sul pedale della commozione gratuita. Tratto dall'omonimo romanzo scritto Margaret Mazzantini (moglie del regista) e interpretato da Pietro Castellitto (suo figlio) e bravo attore, capace di dare una buona dose di naturalezza al suo personaggio.

Zerorchestra plays Aurora di W. F. Murnau musicata dal vivo dalla Zerorchestra
Una storia d’amore che ha fatto la storia del cinema: grande romanticismo unito ad una grande tecnica. Sunrise (Aurora, 1927) di F. W. Murnau capolavoro del muto, capace di fondere uno dei massimi talenti tedeschi con le tecniche hollywoodiane è firmato da W. F. Murnau, regista di Nosferatu e di Faust. Come spesso accade restaurare a condizioni di visibilità dignitose una pellicola muta è compito avventuroso. Sulla copia restaurata sarà possibile sentire dal vivo la musiche originali composte da Romano Todesco, Didier Ortolan e Saverio Tasca ed eseguite insieme a Luca Grizzo – percussioni, Simone D'Eusanio – violino, Oscar Pauletto – violino, Domenico Mason – viola e Lisa Pizzamiglio – violoncello

"L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva" di Steve Martino e Mike Thurmeier
Il cataclisma continentale causato da Scrat spinge gli amici Manny, Diego e Sid ad affrontare l'avventura più grande. A bordo di una zattera-iceberg, incontreranno diverse creature marine e affronteranno i pirati, ma soprattutto scopriranno un nuovo mondo. Un ottimo racconto per una morale universale: dal diverso che non si deve vergognare di essere tale, alla famiglia più importante, che non è quella del sangue ma del cuore.

"Skyfall" di Sam Mendes
Dopo il fallimento di un'operazione ad Istanbul, James Bond risulta disperso e viene ritenuto morto. Nel frattempo, a seguito di una fuga di notizie, le identità di tutti gli agenti operativi dell'MI6 vengono rese pubbliche su Internet: a seguito dell'accaduto, il governo britannico chiama M a rispondere delle sue responsabilità. Dopo essere caduto dal cielo e dopo essersi rialzato dal fondo, James Bond si accomoda davanti a un quadro di William Turner perché quel dipinto rappresenta “La Valorosa Témériere” rimorchiata lungo il Tamigi e destinata alla demolizione. Una combattente temeraria che ha vinto la tracotanza di Napoleone e adesso scivola adagio verso il tramonto. Nella fruizione museale di Bond c’è l’essenza, il senso e il valore di Skyfall, ventitreesimo film della serie diretto da Sam Mendes, che riazzera il personaggio fino a ‘ucciderlo’, rifondando l’archetipo e avviandone biografia e serialità autoriali.

"Tutti i santi giorni" di Paolo Virzì
Si respira un'aria nuova nella commedia sentimentale di Paolo Virzì, che preferisce un percorso intimo, producendo la massima espressione di umanità incalzata da una realtà impoverita. Con toni morbidi ed eleganti che rivelano un chiaro intento introspettivo, Tutti i santi giorni è abitato da due ritratti complessi che si muovono tra espressioni d'amore e giornate niente affatto particolari. Perché Antonia e Guido vivono la dimensione liquida dell'impiego e agiscono nell'infinita e impersonale periferia romana, quella delle tangenziali, dei raccordi, dei centri commerciali, delle scale mobili, delle facciate a vetro, delle hall d'albergo, degli ospedali, delle stazioni. Diversamente da Tutta la vita davanti, di cui mantiene l'astrazione degli spazi, Tutti i santi giorni focalizza due protagonisti a partire dalla locandina con cui il film si presenta al pubblico.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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