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Cultura > Arte > 26 Settembre 2012

Ultimi giorni per visitare la mostra “Nur Luce-Appunti afgani” di Monika Bulaj

Foto di Monika Bulaj

Trieste (TS) - Si concluderà domenica 30 settembre, la mostra “Nur Luce-Appunti afgani”, la mostra della fotoreporter Monika Bulaj che dall’inaugurazione (4 agosto) ad oggi, ha riscontrato grande successo tra il pubblico, registrando finora ben 7000 visitatori.

L’ultima visita guidata con Monika Bulaj si terrà l’ultimo giorno di apertura domenica 30 settembre, alle ore 18.00. Ultimo appuntamento anche per gli incontri sull’arte ‘tra le foto’ con Luca Bellocchi sabato 29 settembre, alle ore 19.00.

L’esposizione, con le parole di Bulaj “è un viaggio solitario nella terrà degli afgani, dividendo il cibo, il sonno, la fatica, la fame, il freddo, i sussurri, il riso, la paura, spostandosi con bus, taxi, cavalli, camion, a dorso di yak. Dal confine iraniano a quello cinese sulle nevi del Wakhan. Armati soltanto di un taccuino e una Leica, fatti per l’intimità dell’incontro, Balkh, Panjshir, Samanghan, Herat, Kabul, Jalalabad, Badakshan, Pamir Khord, Khost wa Firing….

Parlando con gli afgani ho scoperto che la guerra è una macchina miliardaria che si autoalimenta e che pur di funzionare arriva al punto di pagare allo stesso nemico…Una terra abbacinante, dai cieli sconfinati e così inondata di sole… Un Paese nudo, dove un albero ha una maestà senza uguali e l’individuo non ha spazio per l’arroganza. Ma anche disperato – racconta Monika Bulaj – dove la donna è schiacciata dal tribalismo…dove si rischia la vita solamente andando a scuola e dove nelle periferie i bambini si svegliano alle quatto del mattino per andare a prendere l’acqua con gli asini…”.

Tante immagini di grandissima qualità, in bianco e nero e a colori, in cui spicca la sensibilità della donna fotoreporter che si è rifiutata di viaggiare con i militari, riuscendosi a mescolare tra la gente e alle loro tradizioni, in situazioni spesso delicate in ospedali, moschee, bagni pubblici, palestre, scuole e prigioni, nei villaggi kirghisi e nelle città-spettro come Kabul, ottenendo fiducia. Ne è emerso un altro Afghanistan, al di là degli stereotipi, anche quello delle donne, le più depresse e sofferenti, raccontate attraverso gli scatti che sanno cogliere le espressioni più vere e autentiche.

Ma anche gli ultimi nomadi, i Kuchi, privati dei loro pascoli e ridotti a larve nelle città, in case-buche, dove la metà dei neonati non riesce a sopravvivere. Il dramma della nuova epidemia delle auto-immolazioni e delle mine anti-uomo, che aumentano. Le prigioni minorili dove vengono gettate le adolescenti fuggite dai matrimoni forzati o le case rifugio dove si nascondono dalla prigione, dalla vendetta dei clan e della loro stessa famiglia.
Dopo essere stata presentata a Venezia nella Loggia di Palazzo Ducale e a Roma alle Officine Fotografiche, l’esposizione è ospitata a Trieste, nella suggestiva cornice dell’ex Pescheria - Salone degli Incanti, arricchita da nuove immagini e testi e da alcuni interventi negli spazi aperti della città.

Il Sindaco Roberto Cosolini ha ringraziato Monika Bulaj “per averci consentito di portare a Trieste un’esposizione di così grande fascino e di alto livello qualitativo che sa coinvolgere gli spettatori trasmettendo emozioni”. “Mi ha colpito lo straordinario connubio capacità tecnica-valore artistico della viaggiatrice che attraverso la sua opera comunica con grande impatto e sensibilità. E l’ex Pescheria si è rivelata una sede perfettamente congeniale e naturale per la sua mostra ma anche per gli ospiti che in settembre (dal 7 al 9) saranno al centro di un convegno sull’Afghanistan. Una bella avventura che riempirà l’estate triestina, accanto alle numerose e variegate proposte culturali e di intrattenimento in città”.

Monika Bulaj spiega che “La vecchia Pescheria ‘cuore segreto’ di Trieste, maestosa e trasparente, è diventata sede della mostra con un’installazione minimale: l’abbiamo riempita con voci di bazar e strade di Kabul, con pianto di donne, canti di bambini e mistici sufi, ululati, nitriti, belati del grande silenzio dell’Hindukush e del Pomir. I volti degli afgani si sono adeguati con naturalezza nelle nicchie vuote e si affacceranno anche dalle finestre murate e nei vicoli della città, confondendosi con le ombre dei passanti, come presenza discreta: sono i ‘Passaggi Afgani a Trieste’”.

La mostra è stata anche un’occasione d’incontro con i grandi testimoni della storia afgana, ricercatori, giornalisti, diplomatici, medici, che nel corso di tre giornate, (dal 7 al 9 settembre), sono stati protagonisti di un convegno: “Afghanistan, oltre il grande gioco”, tenutosi nell’Auditorium del Salone degli Incanti-ex Pescheria, dove si è parlato di spiritualità e antropologia, storia e attualità, guerra e quotidianità, focalizzando la questione giuridica e l’odissea dei profughi afgani in Europa”.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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