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Cultura > Arte > 01 Agosto 2012

La figura femminile nell'Umanesimo in mostra al Museo petrarchesco e a Palazzo Costanzi

di Claudio Bisiani

Un momento della conferenza stampa (foto: Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - Valorizzare una realtà museale di grande profilo ma ancora poco conosciuta in città. E' questo lo spirito che anima la mostra “Colei che sola a me par donna - Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell'Umanesimo”, allestita al Museo petrarchesco piccolomineo e alla Sala “Umberto Veruda”. La rassegna, promossa dal Servizio Biblioteche Civiche del Comune di Trieste e curata da Cristina Fenu e Alessandra Sirugo, verrà inaugurata sabato 4 agosto alle ore 11.30 a Palazzo Costanzi, in piazza Piccola 2.

«E' una mostra di altissima qualità - ha spiegato Bianca Cuderi, direttore del Servizio bibliotecario comunale - che valorizza l'importante patrimonio librario, documentale, storico e artistico cittadino e si arricchisce di prestiti provenienti da istituzioni di grande prestigio come la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, la Biblioteca dell'Orto Botanico dell'Università di Padova e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze». Al centro dell'esposizione la figura femminile, della quale si confrontano la realtà quotidiana e l'ideale descritto nella tradizione letteraria dell'Umanesimo. Un affresco a tutto tondo della donna nei secoli XIV e XV, quindi, ridipinto attraverso rari manoscritti, incunaboli e documenti antichi, statuti e registri storici, oggetti e preziose testimonianze.

La mostra è allestita in due sedi diverse, comunque spazialmente vicine, con una doppia finalità: la prima per traghettare il visitatore dal più noto e centrale Palazzo Costanzi alla sede più “nascosta” del Museo petrarchesco di via Madonna del mare; la seconda per trattare due aspetti distinti – sebbene intimamente legati fra loro – della condizione femminile nell'Umanesimo.

Nella Sala “Veruda” di Palazzo Costanzi infatti, come ha illustrato la curatrice Alessandra Sirugo, si svilupperà il tema del corpo della donna, con un taglio originale, attraverso la fisiologia, la medicina, le credenze e la filosofia dell'epoca, nel solco della tradizione classica e medievale. In esposizione documenti, scritture, stampe di argomento medico-sanitaro accanto a ricettari, erbari, manufatti per la cosmesi, la moda, la bellezza e l'estetica femminile del tempo, «finalizzati a un modello femminile, “specchio imperfetto” di quello maschile, chiaramente subordinato all'uomo». E ancora oggettistica varia, fra ceramiche, vetri, maioliche, miniature e un cassone nuziale.

Al Museo petrarchesco piccolomineo invece è raccolta la parte normativa, legale e letteraria sulla figura femminile del Trecento e Quattrocento, spiegata mediante appositi pannelli multilingue (in italiano, inglese, tedesco e sloveno). Si inizia analizzando l'educazione femminile dell'epoca – o per meglio dire la “disuguaglianza educativa” – attraverso i registri ospedalieri o quelli delle balie e delle nutrici dei bambini rimasti orfani, per passare poi al celebre codice del “Reggimento e costumi di donna” di Francesco da Barberino (1262-1348) oppure agli Statuti comunali di Trieste e Udine dove emerge il ruolo sociale della donna a quei tempi. Ruolo sociale che derivava unicamente da quello che si possedeva: una dote e un corpo. Tanto che i “ruoli femminili” – tranne rare eccezioni di donne di forte personalità, affrancate dalla tutela di padri, fratelli o mariti perché votate alla vita monastica o perché vedove – affiorano solo da alcuni elenchi di cose e nomi: patti matrimoniali, scritture private, inventari dei corredi. Completano la rassegna oggetti di vario tipo, frutto di attività quotidiane come i lavori al tombolo, accanto all'imponente lascito letterario di Domenico Rossetti e ad altri preziosi volumi antichi fra cui spicca “Il Corbaccio”, l'ultima opera di Giovanni Boccaccio proveniente dalla Biblioteca Centrale di Firenze, sublime esempio di misoginia ante litteram.

Alla conferenza stampa della mostra “Colei che sola a me par donna”, svoltasi stamattina al Museo petrarchesco, era presente anche il sindaco di Trieste Roberto Cosolini.
«Un ottimo lavoro di ricerca e raccolta - ha commentato il primo cittadino - che porta alla luce il ricco patrimonio librario, museale e culturale già presente nella nostra città, di cui spesso ci dimentichiamo o nemmeno forse conosciamo. La mostra è un felice esempio di “buona cultura” per valorizzare i tanti piccoli tesori inesplorati di Trieste. E' la linea maestra da seguire, tanto più in un periodo di crisi come quello attuale, per far emergere le tante preziose dotazioni e le altrettante qualificate competenze che già abbiamo».

Un ringraziamento particolare infine è stato rivolto dalle curatrici a Luca Caburlotto, soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia, e a tutti i volontari dell'associazione Cittaviva.

La mostra “Colei che sola a me par donna - Femminilità tra letteratura e vita quotidiana nell'umanesimo”, realizzata con il contributo della Fondazione CRTrieste, è visitabile nei seguenti orari: nella Sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi in piazza Piccola 2 (dal 4 agosto al 23 settembre) tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20; al Museo Petrarchesco piccolomineo di via Madonna del mare 13 (dal 4 agosto 2012 al 5 gennaio 2013) dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, il giovedì pomeriggio anche dalle 15 alle 19. Visite guidate il giovedì alle 16.30 alla Sala “Veruda”, alle 18 al Museo petrarchesco; sabato alle 10 alla Sala “Veruda”, alle 11.15 al Museo petrarchesco. Per le scuole visite private su appuntamento.

Ulteriori informazioni e prenotazioni ai numeri 040-6758184 / 6758277 / 6758200 / 6758199, all'indirizzo e-mail museopetrarchesco@comune.trieste.it o sul sito web www.museopetrarchesco.it.


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