Oggi Notizie Cultura
Cerca in
Cerca in

Cultura > Film > 29 Luglio 2012

Bookmark and Share

Da lunedì 30 luglio arrivano i nuovi film di Cinemazero: "Albert Nobbs" e "L’estate di Giacomo"

Scena dal film "Albert Nobbs"

Pordenone (PN) - Anche questa settimana Cinemazero propone una ricca programmazione: da lunedì 30 luglio (ore 19.30 e 21.45) in sala Pasolini arriva "Albert Nobbs" di Rodrigo Garcìa, mentre in sala Totò continua la programmazione del caso cinematografico targato Tucker Film: "L’estate di Giacomo" di Alessandro Comodin (19.15 – 21.15).

"Albert Nobbs" narra la storia di un cameriere di hotel nell'Inghilterra del primo Novecento, che decide di fare credere a tutti di essere un uomo pur di avere una carriera leggermente migliore di quella prospettata alle donne di servizio e guadagnare tanto da aprire successivamente una propria attività. Candidato a tre premi Oscar, tra cui spicca quello di Glenn Close come "Migliore Attrice Protagonista", è ispirato all’omonima piéce teatrale di Istvan Szabo tratta dal racconto breve dell’irlandese George Moore. Dopo averlo interpretato a teatro nel 1982 l’attrice protagonista Glenn Close ha lottato strenuamente per trasformarlo in un film, per dar voce a questa figura drammatica e controversa, per raccontare la vicenda umana di questa donna costretta a fingersi uomo per poter sopravvivere. Il sogno di potere finalmente vivere come una donna, trovare l'amore e liberarsi di una maschera che, prima di ogni cosa, l'ha portato ad un'esistenza piena di solitudine da cui è sempre più difficile scappare. Diretta dal colombiano Rodrigo Garcia, figlio dello scrittore Gabriel García Márquez, e sceneggiata dalla stessa Close insieme a John Banville, è un’opera decisamente originale che deve la sua potenza e forza al talento della Close, che dà il meglio di sé attraverso la mimica facciale, una voce contraffatta e uno sguardo che diventa lo specchio dell’anima di questa donna/uomo. Attorniata da un grandissimo cast che va da una vecchia sicurezza come Brendan Gleeson a giovani star come Mia Wasikowska – che il pubblico di Cinemazero ha potuto vedere recentemente in Jane Eyre – Glenn Close si fa carico di una pellicola più densa di significati, capace di emozionare tanto con la semplice vicenda privata, che con la sua contestualizzazione storica, l'amore tra donne, l'imperante sistema maschilista e il sacrificio dell'individuo in nome delle etichette su cui è costruita la società.

"L’estate di Giacomo" – presentato giovedì 26 luglio a Cinemazero dal giovane regista friulano Alessandro Comodin e dai 2 protagonisti Giacomo Zulian e Stefania Comodin – è il piccolo gioiello targato Tucker film, vincitore del Pardo d’Oro “Cineasti del presente” al festival di Locarno e selezionato in altri 30 festival internazionali. Nella campagna friulana attorno al Tagliamento, sul confine, quella che Giacomo vive è un’esplosione di sensi. Giacomo era sordo e ha appena riacquistato l’udito; per lui il mondo è nuovo. In compagnia di un’amica, in un vagare indolente e allo stesso tempo selvaggio lungo l’argine, con il caldo sulla pelle, i due ragazzi nemmeno ventenni scoprono l’amore e intuiscono la sessualità. Comodin li insegue, si avvicina ai loro corpi e alle loro emozioni. Quello che ne esce è la cronaca realistica di un’estate indimenticabile fatta di giochi nell’acqua, camminate a piedi nudi nel fango, esplorazioni avventurose della boscaglia, corse in bicicletta, balli popolari, fruscii e improvvise languide illuminazioni. Forse un addio dolce e malinconico all’età dell’innocenza. Interessante è la produzione de L’estate di Giacomo, che esprime una dimensione europea: firmata da Paolo Benzi della Faber Film insieme alla francese Les Films d’Ici e il collettivo belga Les Films Nus, ha coinvolto alcune delle maggiori istituzioni dell’industria cinematografica dell’UE come il Centre National du cinéma et de l’image animée, il Centre Bruxellois de l’Audivisuel, il Centre du Cinema et de l’Audiovisuel de la Communauté Française de Belgique e il Centre de création cinématographique Périphérie. Al tempo stesso il film è anche un importante frutto della Regione, essendo stato sviluppato e realizzato grazie al Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia e coprodotto, assieme alla Faber, dalla friulana Tucker Film (con la francese Wallpaper Productions).


Giovedì 2 agosto arrivano invece "Il primo uomo" di Gianni Amelio (sala Pasolini, ore 19.30 – 21.30) e "Men in black 3" di Barry Sonnenfeld (sala Totò, ore 19.15 – 21.15).

Per molti "Il primo uomo" è il miglior film di Gianni Amelio almeno dai tempi de "Il ladro di bambini". Adattamento del romanzo di Albert Camus, film ripercorre a ritroso le vicende di un personaggio straordinario, silenzioso e deciso, che ricerca nel proprio passato anche doloroso le convinzioni che lo hanno portato ad essere ciò che è nel presente. In un'intervista Amelio ha affermato: “Per raccontare l’esistenza di un altro, devi farla tua” ed è così che ha costruito questo film. Jacques Cormery, protagonista e alterego di Camus e dello stesso Amelio, torna nei luoghi dell’infanzia, in quell’Algeri infuocata dal sole e dalle rivendicazioni degli indipendentisti. Divenuto ormai uno scrittore di successo, Cormery ripercorre con la memoria, nella continua alternanza dei piani temporali, i giorni trascorsi con la madre e la nonna, il vecchio maestro e i compagni di scuola. Il sogno di una coabitazione armoniosa si infrange nello sguardo dei demagoghi francesi, nelle bombe nascoste nelle auto, nella barriera invisibile che si erge fra i quartieri e le etnie. Nella storia personale dell’esistenzialista francese, nato in Algeria, si rispecchia quella del regista, cresciuto nella Calabria povera e assolata del secondo dopoguerra. Come Gillo Pontecorvo fece tanti anni fa per La battaglia di Algeri, Amelio attraversa la Ville Blanche, lasciando che da ogni anfratto sgorghi un ricordo, un episodio, una folgorazione. La breve prigionia del piccolo Cormery, figlio di una modesta famiglia di pieds-noirs, in un carretto sul mare, condonata in cambio di un paio di sandali nuovi; la nascita del “primo uomo” al buio di una casolare rurale, sotto gli occhi stupiti di un manipolo di bimbi algerini; lo sguardo di Cormery adulto che osserva una giovane coppia di innamorati, appena prima che un’auto esploda.

"Men in Black 3" è prima di tutto una commedia: c'è l'azione, c'è l'umorismo, si ride e ci si lascia coinvolgere volentieri dagli imprevedibili combattimenti interspecie. Dopo quindici anni, J e K (gli inossidabili Will Smith e Tommy Lee Johns) sono ancora in coppia a monitorare, ripulire e sparaflashare, anche se il loro capo, Z, è appena morto, e K non ha certo onorato la sua memoria con un elogio funebre pregno di un qualsivoglia trasporto emotivo. E' proprio questa freddezza a suscitare le ire di J, che ambisce a un K più umano. Ma K è morto quarant'anni prima, nel tentativo (riuscito) di impedire l'attacco alla Terra del supercriminale Boris l'Animale e l'unico modo in cui J può mettere a posto le cose e resuscitare l'amico è tornare nel 1969 e salvarlo, ma senza impedirgli di sventare il piano di Boris, o sarà la Terra intera a farne le spese. La prospettiva di un viaggio nel tempo è sempre sfiziosa e dotata di grande appeal nei confronti dello spettatore: qui il regista Barry Sonnenfeld, coerentemente di nuovo al comando delle operazioni, sfrutta l'occasione non soltanto per viaggiare nel passato della Terra, ma soprattutto per indagare le origini del rapporto tra i due protagonisti storici della saga, per scoprire ciò che ha portato K a essere quello che è e a scegliere come compagno uno come J, caratterialmente ai propri antipodi.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

Leggi le Ultime Notizie >>>