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Cultura > Film > 23 Luglio 2012

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"Polisse" di Maïwenn Le Besco apre la settimana di proiezioni a Cinemazero

"Polisse" di Maïwenn Le Besco

Pordenone (PN) - Da lunedì 23 parte la settimana dei nuovi film di Cinemazero: si inizia con "Polisse" e "I colori della passione", mercoledì 25 il caso cinematografico targato Tucker film "L’estate di Giacomo" e si continua giovedì 26 con "L’industriale".

Anche questa settimana Cinemazero propone una programmazione ricca di novità. Lunedì 23 arrivano, in sala Pasolini, "Polisse" di Maïwenn Le Besco, alle 19.00 e alle 21.30 e in sala Totò "I colori della passione" di Lech Majewski.

Vincitore del Premio della giuria al 64. Festival de Cannes Polisse è una pellicola dura e realistica, che racconta le storie tragicamente vere della divisione CPU (Child Protection Unit, la nostra Unità per la tutela dei minori) della polizia di Parigi. La regista Maïwenn Le Besco si riserva il ruolo di Melissa, fotografa inserita solo temporaneamente nel gruppo e forza da cui partiranno nuove dinamiche. Decisa è la sottolineatura di compromessi imposti dalle alte sfere in questo che vuole però essere qualcosa di più e di diverso da un film di denuncia sociale, Polisse colpisce per la grande vitalità e per il coraggio, per la freschezza con cui riesce a raccontare l'unità diurna come una vera e propria famiglia disfunzionale, all'interno della quale ognuno cerca di proteggere il proprio partner. Le loro storie vengono sempre raccontate dal loro punto di vista, con la camera a mano che ci immerge in modo assoluto nella loro quotidianità e come i veri poliziotti della CPU, non conosciamo i verdetti di tutti questi casi che portano avanti, ma semplicemente passiamo da uno all'altro, senza soluzione di continuità, in maniera caotica ed evocativa.

I colori di Bruegel e la Passione di Cristo in una lunga, ipnotica carrellata indietro che desta ammirazione, crea spaesamento, quasi inquieta, è tutto questo I colori della passione, l’ultimo esperimento di Lech Majewski – regista, videoartista, scrittore e pittore polacco non nuovo a sfide del genere. Nelle Fiandre della metà del Sedicesimo secolo, Pieter Bruegel (Rutger Hauer) progetta La salita al Calvario prendendo a modello gli abitanti di un villaggio oppresso dalla Spagna di Filippo II e dai suoi mercenari. Interno o esterno, lo sguardo del pittore organizza, dirige e in ultimo fissa una sacra rappresentazione che è la denuncia di uno dei tanti popoli vessati dalla Storia. La novità non sta nella concezione, quanto nella sua straordinaria resa fotografica, nella perfetta adesione dei personaggi allo sfondo, nell’impressionante mimetismo dell’immagine sul modello pittorico originario.Verremo accompagnati in un mondo e in un tempo che forse conosciamo poco. La circolarità dominante nel ritmo della composizione pittorica si riflette nel film e si muove all'interno della dinamica degli opposti Vita/Morte ben rappresentati dall'albero rigoglioso sulla sinistra e il palo su cui si espongono al ludibrio della voracità dei corvi i corpi dei condannati dei quali ci viene mostrata la desolata sorte.

Mercoledì 25 in sala Totò alle 19.15 e alle 21.15 è la volta de "L’estate di Giacomo", il caso cinematografico targato Tucker film, vincitore del Pardo d’Oro “Cineasti del presente” al festival di Locarno e selezionato in altri 30 festival internazionali.

Nella campagna friulana attorno al Tagliamento, sul confine, quella che Giacomo vive è un’esplosione di sensi. Giacomo era sordo e ha appena riacquistato l’udito; per lui il mondo è nuovo. In compagnia di un’amica, in un vagare indolente e allo stesso tempo selvaggio lungo l’argine, con il caldo sulla pelle, i due ragazzi nemmeno ventenni scoprono l’amore e intuiscono la sessualità. Comodin li insegue, si avvicina ai loro corpi e alle loro emozioni. Quello che ne esce è la cronaca realistica di un’estate indimenticabile fatta di giochi nell’acqua, camminate a piedi nudi nel fango, esplorazioni avventurose della boscaglia, corse in bicicletta, balli popolari, fruscii e improvvise languide illuminazioni. Forse un addio dolce e malinconico all’età dell’innocenza. Interessante è la produzione de L’estate di Giacomo, che esprime una dimensione europea: firmata da Paolo Benzi della Faber Film insieme alla francese Les Films d’Ici e il collettivo belga Les Films Nus, ha coinvolto alcune delle maggiori istituzioni dell’industria cinematografica dell’UE come il Centre National du cinéma et de l’image animée, il Centre Bruxellois de l’Audivisuel, il Centre du Cinema et de l’Audiovisuel de la Communauté Française de Belgique e il Centre de création cinématographique Périphérie.

Al tempo stesso il film è anche un importante frutto della Regione, essendo stato sviluppato e realizzato grazie al Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia e coprodotto, assieme alla Faber, dalla friulana Tucker Film (con la francese Wallpaper Productions).

Infine, giovedì 26, in sala Pasolini alle 19.30 e alle 21.30, ci sarà "L’Industriale" di Giuliano Montaldo.
Il regista si immerge nel mondo dell'alta borghesia industrale e capitalista. Anche qui le banche vengono additate come "cattivi" della storia, almeno nell'incipit del film che si apre con un incontro tra l'industriale Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino) e la finanziaria che ha deciso di negargli l'ennesimo prestito, necessario per ridare ossigeno alla sua ditta di pannelli fotovoltaici sull'orlo del fallimento. L'incontro, sontuosamente fotografato dalla macchina da presa mobile ed elegante di Montaldo, ci immerge nella vita di Nicola, nel suo essere imprenditore alla vecchia maniera, preoccupato (relativamente) per la sorte dei suoi operai per i quali rappresenta una sorta di padre/padrone, orgogliosamente distante dalla ricca e odiosa suocera alla quale basterebbe alzare un dito per garantirgli il fido. Il film di Montaldo fa riflettere e intrattiene, il tutto nella memorabile cornice di una Torino piovigginosa, livida e quasi priva di colore. La sceneggiatura del cineasta e di Andrea Purgatori trova sempre nuovi sbocchi e inaspettate fino a quella coda gialla che dà un volto completamente differente alla storia così come l'avevamo immaginata. Il critico cinematografico Steve Della Casa interpreta uno degli operai.


INFO/FONTE: Cinemazero / Ufficio Stampa

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